Missili furtivi YJ-18C per colpire la logistica Usa: la strategia cinese per una guerra nel Pacifico
La Cina sta ridefinendo il modo in cui immagina un eventuale, ipotetico, futuro conflitto ad alta intensità nel Pacifico. C’è un punto fondamentale da evidenziare: Pechino si sta allontanando dall’idea di scontri diretti tra grandi flotte e portaerei per concentrarsi su un bersaglio meno spettacolare ma decisivo. Quale? La logistica americana. Al centro di questa evoluzione c’è il missile da crociera YJ-18C, una versione rielaborata di un sistema già noto, ora pensata non per “uccidere” le unità più protette della US Navy, ma per logorarne la capacità di restare in mare. Nella visione strategica del Dragone, colpire navi di rifornimento, trasporti, unità di supporto e nodi di sostenimento significa minare la resistenza operativa degli Stati Uniti, rendendo insostenibile una presenza prolungata nel teatro indo-pacifico. È una logica di attrito e saturazione, basata su armi relativamente economiche, difficili da individuare e producibili in grandi numeri, che privilegia il collasso del sistema avversario rispetto alla distruzione simbolica delle sue piattaforme di punta.
La nuova strategia cinese
Come ha spiegato Asia Times analizzando fonti militari cinesi, il YJ-18C incarna questa svolta concettuale. Il missile è subsonico, vola a bassa quota e sacrifica la velocità in favore di furtività, raggio d’azione e facilità di produzione di massa. Secondo una rivista tecnica legata all’industria navale cinese, il suo ruolo ideale sarebbe quello di “killer di navi da trasporto”: un’arma progettata per colpire bersagli meno difesi ma cruciali, anziché affrontare frontalmente i gruppi da battaglia delle portaerei. Con una velocità attorno a Mach 0,8, un raggio che potrebbe superare i mille chilometri e una traccia radar estremamente ridotta, il YJ-18C viene descritto come concettualmente simile al missile statunitense LRASM, ma con una maggiore flessibilità di lancio: da sottomarini, unità di superficie e potenzialmente anche da piattaforme non militari. Asia Times sottolinea come questa combinazione renda il missile particolarmente adatto a una guerra di logoramento, capace di sfruttare le vulnerabilità già note della logistica navale americana, come l’invecchiamento della flotta di sealift e la limitata capacità di rimpiazzo rapido delle navi di supporto in un conflitto prolungato.
Obiettivo: Pacifico
Questa impostazione si inserisce in una dottrina più ampia, spesso definita “systems destruction warfare”, in cui l’obiettivo non è distruggere ogni singola unità nemica, ma paralizzare l’insieme delle funzioni che permettono a una forza militare di operare come sistema coerente. Missili da crociera subsonici, economici e lanciabili in grandi quantità rispondono perfettamente a questa logica: possono saturare le difese, costringere alla dispersione delle flotte e mettere sotto stress sensori, comando e controllo e riserve di intercettori. L’ipotesi, discussa anche in ambienti occidentali, dell’uso di lanciatori containerizzati nascosti su navi mercantili aggiunge un ulteriore livello di ambiguità, moltiplicando i vettori di attacco e complicando enormemente le decisioni di escalation. Tuttavia, questa strategia non è priva di limiti. Analisi recenti evidenziano come la capacità industriale cinese, pur significativa, possa incontrare colli di bottiglia nella produzione su larga scala di missili avanzati, soprattutto in caso di una guerra lunga e industrialmente intensa.
Il YJ-18C rappresenta dunque una scommessa: colpire rapidamente e in profondità la logistica americana per ottenere effetti sproporzionati, prima che il confronto si trasformi in una gara di resistenza in cui anche Pechino potrebbe scoprire le proprie fragilità strutturali.
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