Lazio

Ministero in ritardo e aule che mancano

La fotografia ufficiale ancora non c’è. E il silenzio pesa. A pochi giorni dalla chiusura delle iscrizioni, dal Ministero dell’Istruzione e del Merito non sono arrivati i dati sui flussi degli studenti per il 2026/2027.

Un’assenza insolita che alimenta interrogativi in una Capitale dove ogni scelta scolastica è un equilibrio delicato tra aspirazioni e disponibilità di aule.

«I numeri dovrebbero arrivare a giorni», assicura Mario Rusconi, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi di Roma. Ma nelle segreterie degli istituti le tendenze sono già chiare. E raccontano una città che sceglie, ancora una volta, il liceo.

Scientifici in overbooking, il Classico rialza la testa

Le prime stime interne parlano di una conferma dei trend degli ultimi anni, con qualche novità significativa.

Gli scientifici sono presi d’assalto. Storici istituti come il Liceo Avogadro, il Liceo Newton e il Liceo Mamiani registrano richieste superiori ai posti disponibili. In alcune scuole si parla apertamente di “overbooking”: domande che superano le capienze, famiglie con il fiato sospeso in attesa delle graduatorie.

La sorpresa è il ritorno del Classico. Dopo anni di flessione, licei come il Liceo Augusto, il Liceo Tasso e il Liceo Giulio Cesare segnalano una ripresa incoraggiante. Un segnale che parla di rinnovata fiducia negli studi umanistici, in controtendenza rispetto al recente passato.

Stabili e solidi anche gli istituti tecnici, trainati dal modello “4+2”: diploma in quattro anni e biennio di specializzazione negli ITS Academy.

Un percorso che promette inserimento rapido nel mondo del lavoro e che intercetta la domanda di competenze tecniche avanzate.

Il grande nodo: le mura 

Se la domanda cresce, le strutture arrancano. Ed è qui che la fotografia si fa più nitida — e più preoccupante.

Daniele Parrucci, delegato all’Edilizia scolastica della Città Metropolitana di Roma Capitale, lancia l’allarme: «Non abbiamo più fondi. Abbiamo investito tutto per riaprire il Gullace e per le urgenze strutturali».

Il risultato è pesante: almeno 80 istituti tra Roma e provincia restano fuori dai piani di intervento per mancanza di risorse. Cantieri congelati, manutenzioni rimandate, spazi che non si ampliano mentre le iscrizioni aumentano. «Dal Governo non abbiamo ricevuto risposte agli appelli», conclude Parrucci.

È il paradosso romano: scuole scelte, a volte desideratissime, ma edifici che non sempre riescono a garantire standard adeguati.

La protesta degli studenti

Sul fronte opposto, cresce la mobilitazione. L’Unione degli Studenti di Roma punta il dito contro la Giunta regionale guidata da Francesco Rocca:

«La Regione non dice nulla e non sblocca le risorse del fondo Ares per l’edilizia scolastica. Studentesse e studenti continuano a stare in aule spesso non a norma o insufficienti. Non possiamo più aspettare».

In attesa dei numeri ufficiali del Ministero, la città conosce già la sua sfida: conciliare l’ambizione formativa delle famiglie con la realtà di edifici che chiedono investimenti.

La fotografia del 2026/2027, quando sarà pubblicata, forse metterà a fuoco percentuali e tabelle. Ma il vero scatto, quello decisivo, riguarda le aule in cui quei ragazzi studieranno a settembre.

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