Miniere, cultura e visionari: la storia nascosta di Aspen
Quest’anno, quando la neve ha raggiunto il livello più basso dal 1978, in certi punti delle montagne i riflessi bianchi provenivano soltanto dai tronchi degli “aspen”, i peculiari pioppi che danno il nome alla città. La stagione invernale terminerà il 19 aprile, giorno in cui i 500 km di piste del comprensorio di Snowmass chiuderanno, i miliardari e le star che passano le vacanze o il weekend nelle loro ville su Red Mountain (una delle aree più costose di tutto il Paese) cambieranno destinazione, la maggior parte di hotel e ristoranti chiuderà. E dopo qualche settimana di riposo, quando i pioppi si vestiranno di foglie, Aspen mostrerà il suo aspetto meno noto e più interessante, ricco di arte, musica, letteratura e festival per riflettere sul futuro degli Stati Uniti e del mondo.
Storie di cercatori d’argento e altre curiosità
La stessa storia della città – meno di 7mila abitanti a 2.400 metri sulle montagne nel cuore del Colorado, e sulle rive del fiume Roaring Fork – è per certi versi oscurata dal suo presente, alimentato dallo star system che la frequenta. Per scoprirla il modo migliore è raggiungere la bella villa vittoriana nel residenziale West End, poco distante dal centro, che ospita la sede della Aspen Historical Society: ogni stanza indaga una decade della storia di Aspen, nata a fine Ottocento come città di cercatori d’argento, che occuparono e sfruttarono i territori dei nativi Ute e si arricchirono talmente da trasformare un ammasso di capanne in un centro con un hotel lussuoso come quelli di Parigi, illuminazione elettrica e un teatro dell’opera.
A portare questi lussi in città era stato Jerome B. Wheeler (già proprietario della casa-museo), co-titolare del department store Macy’s, che investì nell’economia mineraria e nell’urbanistica della città. A lui è intitolato anche il Jerome, hotel nel cuore di Aspen, che, come la Wheeler Opera House, è ancora un landmark di grande vivacità di Aspen e vanta un’architettura originaria arricchita dalla patina del tempo.
I 75 anni dell’Aspen Institute
ùDopo la fine della corsa all’argento, che portò Aspen quasi all’abbandono, fu un altro imprenditore, Walter Paepcke, magnate degli imballaggi di Chicago, a segnarne il destino: nel 1949 con la moglie Elizabeth scelse Aspen per organizzare le celebrazioni dei 200 anni della nascita di Goethe, chiamando i maggiori intellettuali del tempo a riflettere sui destini del mondo, appena uscito dalla seconda guerra mondiale. Nasceva così l’Aspen Institute, progenitore dei think tank del pianeta, che si prepara a festeggiare 75 anni con l’Aspen Ideas Festival (25 giugno-1° luglio), con il giornalista Fareed Zakaria come guest curator, e dove si riflettererà sull’America a 250 anni dalla sua nascita.
Paepcke, peraltro, chiamò i maggiori esponenti della Bauhaus a creare il suo campus fra le montagne, come Herbert Bayer, che disegnò anche il logo a forma di foglia della città, mentre Eero Saarinen firmò la tenda per i concerti di musica classica pochi anni prima di progettare il celebre terminal Twa al Jfk di New York. L’ultimo dei progetti di Bayer, il Boettcher Building, del 1973, è stato da poco restaurato, anche grazie ai fondi della Bezos Family Foundation (Jeff Bezos è un habitué di Aspen) che due anni fa ha versato ben 187,5 milioni di dollari per fondare il Center for Rising Generations.
Source link








