Basilicata

Mini vitalizi in regione Basilicata, il dilemma delle opposizioni

Caso mini vitalizi, arrivano in aula i correttivi al sistema previdenziale per i consiglieri regionali, e il “campo largo” rischia la spaccatura. Torna la tentazione dell’astensione per chi pensa, anche a sinistra, di fare domanda per la pensioncina da 600 euro


POTENZA – Si può votare “no” a un provvedimento che cancella gli aspetti più controversi dei mini-vitalizi per i consiglieri regionali lucani, e poi chiedere di beneficiarne?
È questo il dilemma che assilla gli esponenti della minoranza di via Verrastro in vista della seduta “riparatoria” del parlamentino lucano di questo pomeriggio, lunedì 16 febbraio 2026. Dopo due mesi di polemiche sulla scarsa resistenza opposta al momento del voto sul provvedimento originario proprio dai i banchi di sinistra dell’aula Dinardo. A causa delle assenze dei consiglieri Pd Piero Marrese e Piero Lacorazza, e dell’astensione del terzo consigliere Pd, Roberto Cifarelli, e del collega Antonio Bochicchio.

MINI VITALIZI, I TORMENTI DELL’OPPOSIZIONE

A tormentare gli esponenti dell’opposizione c’è il carattere facoltativo del nuovo sistema previdenziale per i componenti dell’assise regionale.
Entro 90 giorni dall’entrata in vigore delle modifiche al vaglio della seduta odierna dell’Assise, infatti, i consiglieri dovranno comunicare agli uffici se intendono accedervi. Quindi concordare le modalità di versamento della loro quota della contribuzione richiesta per maturare la pensioncina da 600 euro al mese al compimento dei 65anni.

L’ONDATA DI SDEGNO E LA CAMPAGNA REFERENDARIA

Tre settimane fa, dopo l’ondata di sdegno, le trentamila firme online e l’avvio di una campagna referendaria per l’abrogazione dei mini vitalizi, il “campo largo” lucano aveva ritrovato l’unità, proponendo a sua volta la cancellazione totale della norma.
A fronte dei correttivi che la maggioranza si accinge a votare in aula, però, non è detto che quell’unità di intenti resista. Svelando le intenzioni di quanti pensano di chiedere l’accesso alla pensioncina.

MINI VITALIZI, IL TESTO IN AULA

Il testo che oggi pomeriggio, lunedì 16 febbraio 2026, sarà all’esame dell’aula contiene i due correttivi promessi sugli aspetti più controversi del nuovo sistema previdenziale per gli eletti di via Verrastro, e un’aggiunta che sarebbe stata chiesta dal governatore Vito Bardi in persona. Marcando la distanza sua personale, e dell’istituzione che rappresenta, dall’iniziativa dei “suoi” consiglieri.
La platea dei potenziali beneficiari dell’assegno da 600 euro al mese, in particolare, viene limitata ai soli consiglieri regionali in carica e a quelli che verranno eletti in futuro. A scapito di quelli delle altre legislature susseguitesi dall’abolizione dei vitalizi veri e propri, nel 2012.
Si interviene, poi, sui 30mila euro di contributi richiesti all’eletto per ogni quinquennio. A fronte di una generosa integrazione di altri 90mila euro a carico dei cittadini, che è assente nell’omologo sistema previdenziale vigente nella Regione Marche.

LA PLATEA DEI POTENZIALI BENEFICIARI

Viene abolita, al riguardo, la facoltà per i consiglieri di coprire questa contribuzione richiesta re-impossessandosi pro quota del non speso giacente nel fondo per finalità sociali alimentato col taglio del 10% delle loro indennità in vigore tra il 2017 e il 2025. Un taglio obbligatorio, in origine, sia per le indennità di carica da 6.600 euro al mese che per quelle di funzione (da 400 a 2.400 euro in base al ruolo ricoperto), ma appena reso facoltativo per le prime con un emendamento approvato nottetempo, a fine novembre, durante la discussione dell’assestamento di bilancio. Col risultato che a oggi, in assenza di «adesioni» da parte dei consiglieri in carica, continua a confluirvi soltanto il 10% delle indennità di funzione.

LA VERSIONE UFFICIALE DELLA PROPOSTA DI LEGGE

Nella versione ufficiale della proposta di legge che verrà discussa oggi pomeriggio, lunedì 16 febbraio 2026, infine, compare un terzo correttivo per limitare ulteriormente i potenziali beneficiari del nuovo sistema previdenziale, che resta comunque ad accesso facoltativo, escludendo ora e per sempre il presidente della giunta regionale.

MINI VITALIZI, I CORRETTIVI

Nei giorni scorsi sui correttivi proposti dalla maggioranza sono già intervenuti i componenti del comitato promotore del referendum abrogativo. Comitato composto da una pattuglia di sindacalisti della Cgil, Michele Sannazzaro, Angelo Summa, Eustachio Nicoletti e Giovanna Galeone e Nunzia Armento, esponenti della società civile come il referente di Libera Basilicata Rosario Gigliotti, il presidente di Arci Basilicata Paolo Pesacane, e l’attore-regista Ascanio Donadio, più i coordinatori regionali di Verdi e Sinistra Italiana , Gianni Rondinone e Donato Lettieri.
«La misura resta iniqua, senza copertura finanziaria e abbinata a un aumento delle indennità di consigliere regionale che non è giustificabile. Va abrogata con il referendum, che non si può più fermare. È ora di una mobilitazione comune tra tutte le forze democratiche della Regione». Questa era stata la replica del comitato.

LA CAMPAGNA REFERENDARIA

«Abbiamo sentito dichiarazioni surreali a proposito della volontarietà della contribuzione». Hanno aggiunto. «Come se un privilegio facoltativo fosse meno privilegio! Qui si configura un inedito diritto di prelievo personale sulle casse pubbliche».
Di qui la conclusione che «è necessario restituire la parola ai lucani», accompagnata da un nuovo appello alla Consulta statutaria perché si pronunci sull’ammissibilità del quesito proposto e agli uffici del Consiglio perché avviino formalmente «l’iter previsto» in materia di referendum regionali.


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