Mini vitalizi, Bardi salva la benificenza
Caso mini vitalizi in Basilicata, dopo un mese di proteste, per la pensioncina per i consiglieri regionali, il governatore lucano, Bardi, annuncia modifiche al nuovo sistema previdenziale per gli ex consiglieri regionali
POTENZA – Inizia a scricchiolare il fronte dei sostenitori dei nuovi mini-vitalizi per gli ex consiglieri regionali lucani. E dopo un mese di proteste, petizioni e proposte di referendum abrogativi paiono destinate a essere espunte dal provvedimento retroattività e facoltà di coprire la contribuzione richiesta col fondo di beneficenza alimentato col taglio delle indennità.
MINI VITALIZI, I CORRETTIVI DEL GIOVERNATORE BARDI
È arrivato sabato 17 gennaio l’annuncio di un primo parziale dietrofront della maggioranza regionale, che il 16 dicembre aveva approvato il nuovo sistema previdenziale per gli eletti. Con l’astensione di due consiglieri di minoranza e il voto contrario degli altri 3 esponenti dell’opposizione presenti in aula.
A ordinare la ritirata strategica, e a comunicarla a un’opinione pubblica inferocita dopo il servizio della trasmissione tv “Le Iene”, che la scorsa settimana ha riportato il caso alla ribalta nazionale, è stato il governatore Vito Bardi in persona. Lo stesso Bardi che il 29 dicembre, a domanda specifica del Quotidiano, aveva parlato di un provvedimento «fortemente voluto soprattutto dalla maggioranza», che a suo avviso si sarebbe potuto «approfondire», ma non avrebbe creato «problemi».
LA NOTA DIFFUSA DA VIA VERRASTRO
In una nota diffusa dall’ufficio stampa di via Verrastro Bardi ha dichiarato l’intenzione di chiarire la portata del provvedimento e «migliorare alcuni aspetti della disciplina». Ma non ha rinunciato a lamentare una rappresentazione della norma introdotta con un emendamento alla legge collegata al bilancio; «spesso (…) non corrispondente al suo effettivo contenuto».
«Non è mai stato approvato alcun vitalizio, né è stato introdotto alcun privilegio». Ha sottolineato il primo governatore lucano di centrodestra. «La norma riguarda esclusivamente un sistema contributivo e volontario, senza automatismi, operativo solo al raggiungimento dell’età pensionabile. Si tratta di un modello già adottato in 16 regioni italiane, dalla Lombardia alla Sardegna, sotto governi di diverso colore politico: la Basilicata non fa eccezione e non inventa nulla».
MINI VITALIZI, LE MODIFICHE NORMATIVE
Fatta questa premessa per far salve le intenzioni alla base dell’iniziativa, Bardi ha spiegato di aver condiviso «con l’intera maggioranza (…) due «indirizzi chiari, che saranno tradotti in modifiche normative». Vale a dire quello di «separare completamente il sistema contributivo da qualsiasi fondo», e quello di «eliminare ogni riferimento e ogni possibile interconnessione con la retroattività».
IL DISEGNO DI LEGGE CON LA MODIFICA DELLA NORMA APPROVATA
Nei prossimi giorni, quindi, dovrebbe essere presentato un disegno di legge di modifica della norma approvata il mese scorso per cancellare la facoltà per i consiglieri intenzionati ad accedere al mini-vitalizio da 600 euro al mese di coprire la contribuzione richiesta, circa 540 euro al mese per i 5 anni di mandato, re-impossessandosi pro quota di quanto versato – e non ancora speso – nel fondo “sociale” istituito nel 2017. Per destinare il 10% dell’indennità base dei membri del parlamentino lucano (al netto di rimborsi e indennità di funzione) a progetti ritenuti meritevoli.
«Il fondo costituito integralmente dal taglio volontario delle indennità mensilmente accantonato dai consiglieri regionali non verrà toccato e sarà destinato a interventi nel sociale, a difesa dei più fragili, individuati contestualmente alla modifica della normativa». Ha promesso Bardi. «Resta fermo che tali risorse non sono e non saranno in alcun modo collegate al sistema contributivo».
I PUNTI FONDAMENTALI RIBADITI DA BARDI
Il governato ha poi ribadito un altro «punto fondamentale», destinato a creare un certo imbarazzo nell’opposizione di centrosinistra. Dove c’è chi ha già annunciato l’intenzione di non accedere al nuovo sistema previdenziale, per cui a fronte di circa 30mila euro di contributi versati dal consigliere l’amministrazione se ne fa comunque carico di tre volte tanti. E chi non ha ancora sciolto la riserva, avendo fino al 30 marzo per decidere.
«L’adesione resta e resterà facoltativa». Ha spiegato Bardi. «Nessun obbligo, nessun automatismo. Si andrà rapidamente in questa direzione, chiudendo la discussione sul tema e tornando a concentrarsi su ciò che davvero interessa ai lucani».
«Come presidente – ha concluso l’ex generale – sono il garante di tutta la maggioranza, di trasparenza, responsabilità e unità istituzionale, consapevole che la politica deve sempre saper ascoltare, spiegare e, quando necessario, migliorare le proprie decisioni».
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