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Militarie Gun – God Save The Gun: Dio salvi l’hardcore punk :: Le Recensioni di OndaRock

Con un posto ben saldo nel ristrettissimo club formato dalle nuove promesse del post-hardcore, nel quale i Turnstile sono riconosciuti come i portabandiera più autorevoli e acclamati, i Militarie Gun nel 2025 hanno il non semplice compito di confermare le buone aspettative che si sono create intorno al loro nome. Aspettative pazientemente costruite attraverso l’apprezzato album di due anni fa, “Life Under The Gun”, e i tre carbonari Ep che lo precedettero. Letta in tale ottica, la doppietta che inaugura “God Save The Gun” (il singolo “B A D I D E A” e la successiva “Fill Me With Paint”) è il miglior biglietto da visita possibile, col suo tiro energico ed efficace. Un tiro per la verità un po’ da stadio: scavando sotto la coltre di chitarre ed elettricità, non sono tanto i Fugazi o i Jesus Lizard a percepirsi, semmai un suono che si avvicina a quello di Offspring, Blink 182 o Green Day. Parliamo quindi di una forma edulcorata di hardcore-punk, che corre il rischio di tenere alla larga i duri e puri, ma nutre serie speranze di attrarre il pubblico meno integralista, quello che di fatto muove le classifiche.

“God Save The Gun” funziona, la band di Los Angeles dimostra di possedere grinta da vendere, Ian Shelton è un leader capace e credibile, anche simpatico, svalvolato il giusto, e i Militarie Gun hanno dimostrato in questi due anni di sapere fare una gran bella figura tanto nei piccoli club quanto sui palchi dei festival musicali più affollati. Si stanno creando anche un discreto seguito fra i personaggi “che contano”, basti pensare che proprio la già citata “B A D I D E A” era stata originariamente scritta da Shelton per Doja Cat (pare avesse intenzione di produrre un disco hardcore oriented…), salvo poi pensar bene di tenerla per sé, scelta che probabilmente non lo renderà più ricco, ma certamente più orgoglioso.

Gli strati di synth che puntellano “God Owes Me Money” e Wake Up And Smile”, così come la parentesi acustica di “Daydream” (figlia forse degli esperimenti a spina staccata compiuti lo scorso anno in “Life Under The Sun”) e le scelte di produzione, che mirano a un sound pulito e rifinito, alleggeriscono parecchio il carico di tensione emotiva, lasciando percepire come gli sforzi per raggiungere un successo più grande siano stati tutti messi in campo.
I fan importanti – dicevamo – si stanno moltiplicando, qui c’è persino Isaac Brooke dei Modest Mouse che interviene nella breve “Isaac’s Song”, seguita da “Thought You Were Waving”, uno dei momenti più convincenti del disco. Non è da escludere che grazie a band come i Militarie Gun sarà possibile a breve rintracciare qualche briciola di hardcore in più nel giro mainstream. Staremo a vedere se la loro scommessa andrà a buon fine…

07/12/2025




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