Milan, il sogno scudetto passa, il problema Leao resta: nervoso e indolente, a Roma non è piaciuto
MILANO – Un’altra brutta scena, sempre lo stesso protagonista: Leao. Ancora all’Olimpico. E contro la Lazio. Il giorno dopo fa ancora più male. Il Milan ha perso a Roma e ha probabilmente chiuso il sogno scudetto, l’Inter adesso è a +8. Nel momento in cui bisognava sfruttare il passo falso della squadra di Chivu con l’Atalanta, metterle pressione, il Diavolo si è sciolto. Un’occasione, irripetibile, sfumata con una prestazione incolore, senza ferocia. Fedele rappresentante di questo atteggiamento Leao, invisibile fino a quando non è stato richiamato in panchina. Lì è iniziato il suo show, proprio dove, un anno fa, si allontanò dall’allora tecnico Fonseca durante il cooling break: lui e Theo Hernandez da un lato, la squadra dall’altro. Ieri la replica.


Cosa è successo quando è stato sostituito Leao
Allegri lo ha sostituito al 66’, dopo un’ora abbondante di gioco. Il giocatore si è incamminato ciondolando verso la panchina, visibilmente contrariato.

Come il ds Tare in tribuna: il Milan stava perdendo, doveva recuperare ma a Rafa questo sembrava non interessare.

Maignan si è fatto 50 metri di campo per tranquillizzarlo, gli ha sussurrato qualcosa all’orecchio, poi gli ha toccato il braccio ma lui è sembrato dirgli: “Vedi cosa è successo?”, in riferimento al cambio imminente con Füllkrug. Uno dei motivi del suo nervosismo. Ci arriveremo. Gli si è avvicinato Allegri, ha provato ad abbracciarlo ma Rafa si è divincolato e inizia a discutere. dal labiale: “Mister potevi lasciarmi in campo, mancano 20 minuti”. Max lo ha avvolto di nuovo, gli ha appoggiato la testa sulla spalla ma Leao lo ha spinto via. Non si è messo la giacca, se ne è andato in panchina e ha preso a calci delle bottigliette. Furibondo, tanto che anche nei minuti successivi ha continuato a scuotere la testa.


Perché Leao si è arrabbiato: due motivi
Cosa è successo? Gli ha sicuramente dato fastidio che Pulisic (molto deludente anche lui), poco prima del cambio, non avesse premiato un suo scatto servendolo alle spalle della difesa della Lazio. Del mancato passaggio si è vistosamente lamentato anche in campo. “Leao era arrabbiato perché aveva fatto due buoni movimenti, poteva essere servito e non è successo”, ha confermato Allegri. L’altro motivo è da ricercare nel passaggio all’attacco a tre. Rafa aveva toccato pochissimi palloni, con l’inserimento di Füllkrug avrebbe voluto giocare l’ultimo tratto di gara nella sua posizione preferita, da esterno alto a sinistra. Ed è uscito nervoso, quasi isterico.


I rimpianti del Diavolo
Ecco, è indubbio che dopo il pareggio dell’Inter ci si attendeva dal Diavolo una prova migliore. Più cattiva, veemente, risoluta. Vincendo all’Olimpico e poi sabato a San Siro con il Parma, avrebbe obbligato l’Inter a scendere in campo domenica sera a Firenze con due soli punti di vantaggio. Non è andata così. Ancora una volta il Milan ha giocato un primo tempo piatto, a ritmi bassi (“Abbiamo concesso più contropiedi lì che in tutta la stagione”, ha detto Allegri). È cresciuto nella ripresa, cosa che aumenta il fastidio per l’avvio a rilento. Possibile non avere fame dopo lo stop interista del giorno prima? Una questione evidentemente non solo tecnica, anche di testa.
Cosa non funziona
Sicuramente ha inciso l’assenza di Rabiot, squalificato. Esiste un Diavolo con e uno senza Adrien. Quello senza, fa sempre una fatica bestiale. La media punti cambia drasticamente: 2,35 con Rabiot in campo, 1,62 quando è assente. Non c’è un reale sostituto: Jashari, scelto all’Olimpico, non è riuscito a replicare i segnali incoraggianti mostrati nelle ultime uscite. Poi Leao: al netto della scena al momento del cambio, e nonostante numeri positivi (9 gol segnati in campionato), Rafa sembra poco a suo agio da centravanti. E con Pulisic l’intesa stenta a decollare. L’americano, intanto, non segna da dicembre: un altro problema da risolvere. Mancano soluzioni offensive, anche perché Füllkrug dopo un buon impatto si è eclissato. In estate servirà agire sul mercato. Intanto va blindata la qualificazione alla Champions. In una notte, il Milan è passato dai sogni di gloria all’ansia di chi è inseguito: i punti di vantaggio dalla Juventus quinta sono 7, meno degli 8 che lo separano dall’Inter capolista. Bisogna guardarsi le spalle.
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