Migliaia di impronte di dinosauri nel parco dello Stelvio. Elio Della Ferrera: «Una scoperta straordinaria, pensiamo a quanto poco conosciamo i luoghi in cui viviamo: la nostra casa, il nostro Pianeta»
Agenti del Nucleo Operativo Carabinieri “Parco dello Stelvio”, esaminano le Cime di Plator con il cannocchiale.Valle di Fraele, Parco dello Stelvio, Valdidentro, Provincia di Sondrio, Lombardia, Italia.Cristiano Dal Sasso
Le orme, conservate in ottimo stato nonostante l’altitudine, mostrano tracce di dita e artigli impresse su piane di marea alla fine del Triassico. L’area non è raggiungibile tramite sentieri, per studiarle si dovranno usare droni e tecnologie di telerilevamento.
La scoperta
Domenica 14 settembre 2025, nel corso di un’escursione nella Valle di Fraele per fotografare cervi e gipeti, Elio Della Ferrera nota, con il binocolo, un versante roccioso che espone strati quasi verticali: quello che cattura la sua attenzione sono le numerose depressioni che percorrono quegli strati in lungo e in largo. Alcune sono veramente grandi, fino a 40 centimetri di diametro, altre sono allineate in file parallele.
Avendo a disposizione il resto della giornata, Elio decide di dare risposta, più da vicino, al dubbio che lo attanaglia. Risale faticosamente un ripido pendio e, raggiunta la base di uno degli affioramenti, si rende conto di trovarsi davanti a centinaia di orme fossili. Alcune mostrano chiare tracce di dita e di artigli: sono certamente impronte lasciate da grandi animali del passato.
Il giorno dopo, senza quasi chiudere occhio, Elio Della Ferrera telefona a Cristiano Dal Sasso, paleontologo del Museo di Storia Naturale di Milano, che già conosce per via di una collaborazione precedente, per confermare questa affascinante ipotesi. Viste comparire le prime foto sul cellulare, Dal Sasso quasi non crede ai propri occhi: sono certamente orme di dinosauro, mai segnalate in precedenza.
Nella stessa giornata la notizia di questa eccezionale scoperta viene comunicata alla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Como, Lecco, Sondrio e Varese, responsabile per la tutela dei beni paleontologici, che a sua volta informa la Direzione del Parco Nazionale dello Stelvio, nel cui territorio ricade l’area dei ritrovamenti. Per delimitare l’area degli affioramenti e raccogliere le prime informazioni, la Soprintendenza costituisce un gruppo di lavoro chiedendo la collaborazione del Museo di Storia Naturale di Milano e del Parco Nazionale dello Stelvio, che prontamente si attivano.
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