Cultura

Michelle Yeoh gela la Berlinale: “Politica USA? Ecco perché non voglio parlarne”

Michelle Yeoh ha deciso di darci una lezione di geopolitica applicata al red carpet e lo ha fatto in occasione della Berlinale (che sembra ormai aver sostituito i copioni con i manifesti elettorali). La diva malese, fresca di un Orso d’Oro alla carriera, ha risposto ai cronisti d’assalto facendo leva su quell’innata grazia acrobatica con cui schivava i colpi nei film di Hong Kong.

Ormai sappiamo come funziona; l’attore di turno viene interrogato sulle ultime mosse della Casa Bianca, possibilmente sui raid dell’ICE o sui deliri trumpiani, come se possedere un Oscar conferisse automaticamente un dottorato in Scienze Politiche. Ma Michelle Yeoh, che vive tra la Svizzera e il resto del mondo, ha preferito non abboccare.

Michelle Yeoh e l’intelligente risposta ai giornalisti

“Meglio non parlare di ciò che non conosco”, ha chiosato con un sorriso che ha gelato le speranze di chi cercava il titolo ad effetto. Senza dubbio una mossa di un’onestà intellettuale quasi spiazzante in questo strano momento storico in cui il parere di una celebrità sembra valere più di quello di un analista di lungo corso.

Copyright by The Weinstein Company and other relevant production studios and distributors

Invece di perdersi nel labirinto di Washington, la Yeoh ha preferito riportare la conversazione sul motivo per cui esiste la Berlinale, cioè la sacralità della sala. Il cinema, per lei, resta l’ultimo baluardo dove spegniamo il telefono (e il rumore spesso assordante del mondo) per “aprire il cuore”. Una vera liberazione dai ritmi forsennati dello streaming compulsivo.

Ma non fatevi ingannare dalla sua cortesia svizzera. Michelle Yeoh resta una combattente. Quando il discorso è scivolato sulla rappresentanza asiatica a Hollywood e sulla “scadenza” che l’industria impone alle attrici superati i cinquanta, l’attrice ha tirato fuori le unghie: Non lasciate che ci mettano in una scatola dicendo: ‘Ora devi fare solo la nonna’. Cavolo, no. Spaccherò tutto perché posso ancora farlo”.

D’altronde, i successi di Crazy Rich Asians e Everything Everywhere All at Once sono nati proprio dalla capacità di “sbagliare tutti i parametri” dell’industria. E la sua presenza a Berlino è a tutti gli effetti il riconoscimento di una testardaggine che ha costretto Hollywood a cambiare le regole del gioco.

Foto copertina: Copyright by production studio and/or distributor


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »