Marche

«Mi candido a sindaco di Fermo. Ecco i problemi che approfondirò» L’annuncio di Saturnino Di Ruscio

FERMO – «La nostra lista si presenta alle elezioni comunali con le idee molto chiare: andare al ballottaggio per vincere. Non esistono subordinate. Vanno tagliati i ponti con il passato per ripartire in modo diverso. E con questo togliamo la voce a tutti quelli che millantano accordi pre-elettorali con altre formazioni politiche. Non ci sono altre soluzioni per la città di Fermo. E’ una lista eterogenea, con un denominatore comune che sta nell’avere a cuore il bene comune senza indugi e ambiguità»

Saturnino Di Ruscio

di redazione CF

«Perché , dopo 20 anni, ho deciso di ricandidarmi a sindaco di Fermo, nonostante l’impegno e la responsabilità che questa scelta comporta, quando potrei, tranquillamente, godermi la pensione? La risposta è semplice: perché non riesco a restare spettatore di un sistema di potere, trasversale che “governa” la città». E’ l’annuncio dell’ex primo cittadino di Fermo, Saturnino Di Ruscio.

Una notizia che era nell’aria già da tempo. E che oggi trova conferma dal diretto interessato.

«Elenco, per titoli, i problemi che approfondirò in campagna elettorale». Di Ruscio parte dalla  situazione politica che definisce «paradossale e unica in Italia per un capoluogo di Provincia. Il centrodestra ha avallato la sua autodistruzione politica e fisica da parte di Calcinaro e il suo finto civismo, oggi alla ricerca di una nuova “verginità”, imponendo agli stessi partiti di centrodestra di umiliarsi passando sotto le “forche caudine”. Il centrosinistra che predica bene ma razzola molto male e che, salvo rare eccezioni, non ha minimamente contrastato le scelte scellerate dell’amministrazione uscente ed ora cerca anch’esso una nuova “verginità” con una candidata di facciata. La conseguenza di questa assurda situazione è l’immobilismo di una città che non è in grado neanche di svolgere i consigli comunali e che in questi oltre 10 anni, ha portato al declino etico, sociale, economico, turistico e demografico. Molte scelte sbagliate hanno portato alla desertificazione commerciale del centro storico, senza più un esercizio di generi alimentari e tre centri commerciali a Campiglione, con conseguenti problemi di sicurezza e di degrado dei quartieri».

Di Ruscio punta l’indice anche contro «la strategia di Calcinaro, tutta incentrata sulla personale carriera politica, appaltando la città a terzi. La svendita della Camera di Commercio di Fermo, era la più ricca delle Marche, l’accondiscendenza alla localizzazione della Soprintendenza Marche sud, a servizio delle tre Province di Macerata, Fermo ed Ascoli Piceno, proprio ad Ascoli, senza una logica di servizio all’utenza. Fermo era baricentrica tra le tre Province. L’accondiscendenza ad ogni scelta della Regione, anche contro gli interessi del territorio, per non disturbare chi avrebbe dovuto avallare il suo futuro politico e, in ultimo, la svendita agli ascolani, dai quali ci eravamo separati 22 anni fa, di un “gioiello di famiglia”: l’Asite».

«Questo è stato uno degli elementi che ha fortemente determinato la mia scelta. La necessità di mettere fine al “saccheggio” di questo territorio. Un ex sindaco che per quasi 11 anni non si è mai occupato di sanità, nonostante rappresenti la massima autorità sanitaria locale, e ne vediamo oggi le conseguenze con il ruolo rivestito proprio di assessore regionale alla Sanità. Fermo sta perdendo il ruolo di guida e faro che storicamente ha svolto nel territorio. Penso che sia una delle poche città in Italia che non abbia un Festival, richiamo culturale e turistico. Gli spettacoli sono quelli che offrono i cartelloni, senza mai un filo conduttore che li unisca, senza un racconto che coinvolga giovani e meno giovani».

«La nostra lista si presenta alle elezioni comunali con le idee molto chiare: andare al ballottaggio per vincere. Non esistono subordinate. Vanno tagliati i ponti con il passato per ripartire in modo diverso. E con questo togliamo la voce a tutti quelli che millantano accordi pre-elettorali con altre formazioni politiche. Non ci sono altre soluzioni per la città di Fermo. E’ una lista eterogenea, con un denominatore comune che sta nell’avere a cuore il bene comune senza indugi e ambiguità. E’ giusto ciò che serve a Fermo e al territorio per tornare ad essere una fucina di idee, un laboratorio culturale, un luogo dove la bellezza della sua anima torni ad illuminarla attraverso la cura dei luoghi e il loro rispetto. Ogni territorio ha una o più vocazioni che sono il frutto di secoli di storia, di tradizioni, di attività umane, che non vanno abbandonate ma, grazie anche alle nuove tecnologie, occorre individuare un percorso per mettere a frutto queste vocazioni per un rinnovato sviluppo. Altrimenti ci dovremo abituare a vedere i nostri giovani ad andare a lavorare altrove e rassegnarci all’inevitabile declino. Questa è l’amara realtà e noi non vogliamo raccontare nuove o diverse storie, bensì fare in modo che la comunità prenda coscienza della reale situazione e si possa, tutti insieme, avviare un nuovo e diverso percorso che guarda ad un futuro positivo e non di rassegnazione. Per questo tutte le scelte importanti saranno oggetto di ampia discussione all’interno del movimento, nella maggioranza, con l’opposizione e con la cittadinanza previe assemblee di quartiere. L’argomento verrà posto all’ordine del giorno del consiglio dopo avere seguito questo processo di maturazione e condivisione».

«I tagli dei costi della politica . aggiunge il candidato sindaco – non si fanno attraverso il taglio della rappresentanza come fatto da precedenti governi, che significa un territorio meno rappresentato e con meno voce e maggior controllo dei partiti sugli eletti che di fatto sono scelti/nominati ma tagliando gli emolumenti. Pertanto, in contrapposizione alle passate amministrazioni si procederà con un progressiva diminuzione della indennità di carica fino ad arrivare al dimezzamento (non per i consiglieri comunali). In questo modo potremmo, ad esempio, quintuplicare le attuali risorse per il sostegno agli affitti (oggi solo 77 mila euro anno, contro i quasi 500 mila euro di San Benedetto del Tronto), dando un concreto sostegno alle famiglie in difficoltà perché possano arrivare a fine mese più serenamente. Questo sarà il nostro metodo. La differenza tra le varie proposte politiche non riguarda solo i contenuti dei programmi, orami tutti dicono le stesse cose magari con parole diverse, ma le priorità che si danno ai vari punti del programma, i mezzi/strumenti utilizzati, le competenze/esperienze che vengono messe in campo e che danno garanzia di capacità di risoluzione dei problemi e di correttezza. In altre parole, come dice l’art. 54 della Costituzione di svolgere il proprio compito con “disciplina e onore” ovvero rispettando le regole, con rigore etico».

«Naturalmente, nessuno di noi è perfetto e – conclude Di Ruscio – ognuno di noi ha compiuto errori nella propria vita ma gli errori, come i grandi educatori ci insegnano, fanno parte della nostra vita. La differenza sta, parlo per me, anche in alcune scelte che non rifarei. Ma non c’è, forse, un tempo per sbagliare e un tempo per capirlo e non ripetere gli errori? Mentre assistiamo a chi, di fronte agli errori evidenti, continua, imperterrito, dando la colpa agli altri, recitando la parte della vittima, forte dell’arroganza del potere. In conclusione se dovessi dirlo in uno slogan: “servire la nostra città e non servirci di essa”. Ciò che possiamo assicurare ai cittadini è trasparenza, dedizione, senso del sacrificio, conoscenza della macchina comunale e, non per ultimo, porte bloccate ad ogni forma di potere occulto, criminale, che voglia mettere le mani sulla città. Porte aperte, invece, solo al contributo delle persone per bene, al di là del loro 740 e della loro età, perché la nostra comunità ha bisogno del dialogo, che definirei contaminazione, fra anziani e giovani. La nostra lista il 24-25 maggio ci sarà per offrire ai cittadini una possibilità credibile per uscire dalle secche da un lato di una candidatura-Scarfini-tramandata come nel Medioevo per il proseguimento di un sistema che tanti danni ha procurato e dall’altro della banalità e della retorica buonista di chi è stata, sempre e solo spettatrice, senza mai sprecare una goccia di inchiostro per raccontare le storie sbagliate come quella della Malvatani».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »