Piemonte

Metro 2, stazioni firmate dagli olandesi: lo studio di Van Berkel batte Zaha Hadid e Fuksas

Tra i 26 studi che hanno partecipato al concorso internazionale per la progettazione delle stazioni della linea 2 della metropolitana di Torino, a vincere sono stati gli olandesi U.N. Studio B.V. – Van Berkel Architect. Un risultato che segna l’ingresso nella capitale piemontese di uno degli studi di architettura più rinomati a livello internazionale, con il compito di entrare in punta di piedi in una città dalla forte identità con un’opera che sarà una delle infrastrutture più significative del futuro.

In finale non erano arrivati progetti di archistar italiane Massimiliano Fuksas e Mario Cucinella, ma gruppi esteri di grande prestigio come Zaha Hadid (arrivato secondo) che aveva pensato le stazioni con la forma iconica per Torino delle arcate.

É stato tuttavia l’approccio olandese a prevalere. Ben van Berkel, architetto fondatore dello studio, ha proposto un progetto che non si limita a risolvere il problema della mobilità, ma cerca di integrarsi con il tessuto urbano torinese, dando vita a una metropolitana che sarà, prima di tutto, un elemento di connessione tra la città e i suoi abitanti.

Il progetto vincitore si fonda su tre assi principali: architettura, spazio e identità.

“La stazione del Trincerone” – come ha dichiarato Bernardino Chiaia, Commissario Straordinario della metro 2 – “parlerà con l’esterno”, grazie all’utilizzo di vetrate trasparenti che offriranno ai passeggeri una vista sul boulevard adiacente. Questo approccio mira a rompere la separazione tra l’interno della stazione e il contesto urbano circostante, permettendo alla metropolitana di diventare un vero e proprio “ponte” tra la città e i suoi utenti.

Un altro aspetto cruciale sarà l’identità visiva del sistema di trasporto. La segnaletica, infatti, sarà progettata per creare un marchio riconoscibile, un elemento distintivo che renderà la metropolitana di Torino facilmente identificabile, come già accade nelle metropolitane di città iconiche come Parigi. “Il logo – ha spiegato l’architetto francese

Dominique Perrault, colui che ha progettato tra le altre cose la biblioteca nazionale francese – ricorda la forma delle montagne, ma anche quella di un uccello. I colori sono quelli di Torino ma anche del sole e del cielo. Questo progetto è un interessante connubio tra tecnologia, natura e architettura”.

La stazione Carlo Alberto rappresentava una delle sfide più ambiziose del progetto, con il collegamento previsto sotto la corte di Palazzo Carignano, in uno spazio sotterraneo che, pur esistendo dal 1994, non è mai stato utilizzato e sarà ora destinato a iniziative culturali. La metropolitana, la cui apertura è prevista per il 2033, costerà 1 miliardo e 828 milioni di euro, ma a causa dell’aumento dei costi energetici e dei materiali, il tratto finale della linea dovrà essere ridotto, fermandosi a Porta Nuova anziché arrivare fino al Politecnico come inizialmente previsto. Nonostante queste difficoltà economiche, la metropolitana di Torino si preannuncia come una grande opera di trasformazione urbana, un progetto che vuole fare della mobilità non solo una necessità, ma anche un’esperienza estetica e funzionale in grado di contribuire a un’immagine rinnovata della città.


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