Metalmeccanici della Uil: da Iveco alle Acciaierie le sfide del nuovo segretario – Cronaca
BOLZANO. «Al sindacato mi sono avvicinato anni fa: all’inizio solo per avere informazioni e usufruire dei servizi di patronato. Per me era un campo assolutamente nuovo. Sapevo poco anche dei diritti dei lavoratori. È così che ho conosciuto il segretario provinciale di allora della Uil Toni Serafini; poi Vincenzo Salerno, segretario dei metalmeccanici, e il suo successore Giuseppe Pelella. Mi sono appassionato; ho capito l’importanza di fare squadra e sono diventato prima delegato sindacale e adesso segretario provinciale. Ci attendono due grandi partite: l’acquisizione di Iveco da parte di Leonardo e la nuova concessione per le Acciaierie Valbruna».
Eduart Dedja, 50 anni, entrato come operaio nel 2002 all’Iveco Defence Vehicles, acquisita di recente da Leonardo, è il nuovo segretario provinciale dei metalmeccanici della Uil. I suoi precedessori erano tutti bolzanini, Dedja è di origine albanese: anche questo è il segno dei tempi che cambiano. Nelle fabbriche, e non solo lì, è forte la presenza di stranieri: fianco a fianco lavorano persone che arrivano da mondi e culture diverse. Senza di loro – con l’inverno demografico che sta vivendo il Paese – molti settori dell’economia – dall’industria all’artigiano, ai servizi – sarebbero destinati a fermarsi.
Da quanti anni è in Italia?
Da più di 30 anni. Ho lasciato l’Albania nel 1995: avevo 20 anni. In Italia viveva già un mio cugino. Sono arrivato con la nave.
Primo impiego?
Ho cominciato, come molti di noi, lavorando nel mondo della ristorante. È stata un’occasione anche per migliorare la lingua. Poi l’ingresso nello stabilimento Iveco di via Volta.Avevo una formazione tecnica. Ho deciso di sfruttarla e sono stato assunto all’Iveco; poi diventata Iveco Defence Vehicles. Di pochi giorni fa l’avvenuta acquisizione dello stabilimento bolzanino da parte di Leonardo.
Come vede la fusione di Idv con Leonardo?
Sicuramente in maniera positiva. Lo stabilimento bolzanino che, negli anni scorsi, ha passato anche periodi non facili, oggi guarda con una certa serenità al futuro. La fabbrica fa parte del settore della difesa che è in forte sviluppo.
Cosa si produce esattamente a Bolzano?
Noi facciamo le parti meccaniche dei mezzi: motori, cambi, sospensioni. Curiamo il montaggio dei veicoli; non ci occupiamo degli armamenti.
Dal punto di vista economico la fusione con Leonardo è vantaggiosa?
Direi sì. A breve inizieremo le trattative per l’armonizzazione dei contratti che contiamo di concludere in estate. Leonardo applica il contratto dei metalmeccanici; mentre Iveco, dopo l’uscita della Fiat nel 2011 da Confindustria, applica il contratto collettivo specifico di lavoro (Ccsl). L’obiettivo è recepire il meglio di entrambi.
E per quanto riguarda le Acciaierie Valbruna?
Abbiamo chiesto un incontro con il ministro delle imprese Urso, per capire esattamente a che punto sono le trattative. Dicono che siano a buon punto, ma vogliamo essere informati.
Anche Iveco fa fatica a trovare nuovi collaboratori?
La fabbrica oggi ha circa 950 dipendenti fissi e 280 somministrati. Il lavoro non manca ma non è facile trovare nuovo personale perché i prezzi delle case sono troppo alti. Una volta arrivava molta manodopera dal sud, oggi non più. Ci sono anche ingegneri che vengono e dopo un po’ se ne vanno, sempre per lo stesso motivo.
Lei ha mai pensato di andarsene?
Alcuni anni fa, avevo pensato di trasferirmi in Piemonte. Però i miei figli e mia moglie hanno detto di no. Alla fine è stata la scelta migliore.



