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Metabolic Beauty: il futuro della skincare analizza, previene, ripara

Questo articolo è pubblicato sul numero 48 di Vanity Fair in edicola fino al 25 novembre 2025.

Il nuovo lusso, per Mintel è rappresentato dall’integrazione tra bellezza, benessere e salute. Questo può avvenire grazie al supporto di sensori indossabili ed esami avanzati, come test epigenetici e del Dna, profili ormonali, metabolici, analisi del microbiota e marcatori infiammatori, che forniscono informazioni dettagliate sul reale stato di invecchiamento del corpo. Una tendenza che è stata chiamata Metabolic Beauty, bellezza metabolica, per indicare un approccio scientifico che alla dimensione del sogno e a quella delle promesse accattivanti, preferisce la precisione dei dati. Questa visione ha cambiato il paradigma anche nel mondo skincare: oggi ci si aspetta che i cosmetici offrano benefici non solo esteriori, ancora meglio se con il supporto di strumenti tecnologici e marcatori oggettivi che permettano di valutare il reale stato di salute della pelle.

È sempre più comune trovare creme ispirate alla scienza della longevità con principi attivi che interagiscono con la funzionalità dei mitocondri, i motori bioenergetici delle cellule che, quando si deteriorano con l’età, possono favorire processi infiammatori. Altri ingredienti puntano invece a stimolare il Nad, una molecola fondamentale per la produzione di Atp, la principale fonte di energia cellulare, e per la regolazione di processi vitali come il metabolismo, la risposta allo stress ossidativo, la riparazione del Dna e alcuni meccanismi epigenetici. L’attuale Regolamento europeo richiede alle aziende solidi test clinici a supporto delle loro formulazioni, tuttavia questo orientamento scientifico potrebbe rendere necessaria una normativa dedicata a una nuova generazione di prodotti ibridi.

Del resto, sempre secondo Mintel, entro il 2030 pelle e capelli saranno riconosciuti proprio come i biomarcatori più accessibili del corpo, in grado di fornire anche un’istantanea dell’età biologica. Con il lancio di Cell BioPrint, dispositivo portatile che analizza il processo di invecchiamento della pelle, in uscita nel 2026, Lancôme fa da apripista. Attraverso un tampone della guancia, un sistema di imaging del viso e un breve questionario, fornisce informazioni e raccomanda soluzioni skincare. Può sembrare eccessivo, ma è chiaro che la bellezza aspira a diventare parte di un ecosistema di prevenzione.

La clinica KinAura, a Milano, offre percorsi di medicina di precisione supportati da un motore proprietario di intelligenza artificiale in grado di elaborare i dati dei pazienti e generare protocolli terapeutici personalizzati. All’interno di questo approccio integra anche la skincare su misura: sulla base dei test cutanei, ambientali e biologici svolti durante il percorso, un dispositivo formula sul momento il prodotto destinato alla beauty routine. Queste cliniche sono delle sorti di Soho House della longevità, costosi membership club con spazi eleganti che garantiscono privacy, comfort e un approccio multidisciplinare continuativo. Come il brand skincare premium Clé de Peau Beauté che ha scelto la Columbus Clinic di Milano per aprire la sua prima spa europea con tanto di cabina, sinergia tra bellezza, benessere e salute, che consente di agire d’anticipo e di risparmiare tempo, altro lusso della nostra epoca.

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