Cultura

Mercyland – Mercyland | Indie For Bunnies

Il 2025 ci ha regalato il gradito annuncio della reunion degli Sugar, la band che Bob Mould formò dopo la fine degli Hüsker Dü e che ottenne buoni successi nella prima metà degli anni ’90 (degno di nota l’ottimo esordio, “Copper Blue”, uscito nel 1992). Li rivedremo dal vivo nel 2026 ma solo per una manciata di concerti già sold out a New York e Londra, nella speranza che presto venga fissata qualche altra data o esca un intero nuovo album oltre al singolo “House Of Dead Memories”, pubblicato lo scorso ottobre.

Credit: Bandcamp

Nel frattempo si può ingannare l’attesa con questa sfiziosa raccolta che raccoglie una serie di brani registrati fra il 1985 e il 1987 dai Mercyland, un trio di Athens, Georgia, nel quale militava il bassista (qui anche cantante) degli Sugar, ovvero David Barbe. Assieme a lui, in questi undici brani rimasti chiusi nel cassetto per quarant’anni, troviamo il chitarrista Mark Craig e il batterista Harry Joiner, validissimi coprotagonisti di questo curioso ma gustosissimo scavo archeologico musicale che ha il merito non tanto di recuperare, ma di far scoprire la dimenticatissima storia di un gruppo che avrebbe meritato di raccogliere qualche attenzione in più nel suo periodo di attività.

La ricetta dei Mercyland era semplice ed efficace: punk rock all’americana, nervoso e a tratti persino feroce, con generose “spruzzate” di melodia a seguire l’esempio del power pop ancora in voga nella seconda metà degli anni ’80. Nulla di rivoluzionario, certo, ma i Mercyland sapevano il fatto loro e questo piccolo testamento artistico ce li restituisce al loro massimo splendore: veloci, incazzati e pieni di quella sana energia che hanno tutti i ventenni pieni di belle speranze.

I loro sogni di gloria, se mai ci furono, si spensero troppo in fretta: David Barbe ha avuto la sua più che degna carriera (anche come produttore) senza però mai ritagliarsi di nuovo l’ambito ruolo del frontman. Nel disco ha la voce acerba da ragazzino ma, come i suoi compagni, la grinta da vecchio animale da palco. L’album è essenziale ma potente: tutte le tracce sono state rimasterizzate e rimixate ma, nonostante l’opera di restauro, conservano intatto il fascino ruspante delle vecchie demo registrate con pochi mezzi. Se volete rifare un salto negli anni ’80 più ruvidi e grezzi, non perdete l’occasione e recuperate questo bel pezzo d’archivio.


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