Trentino Alto Adige/Suedtirol

Merano ricorda Carlo Abarth, il grande mago  dei motori  – Venosta



MERANO. Anche se a soli pochi giorni dalla conclusione di questo 2023, Merano non ha voluto perdere l’occasione di ricordare la figura di un concittadino illustre, anzi mitico, ovvero Carlo Abarth, a 115 anni dalla nascita. Ci hanno pensato l’Unuci, l’Unione degli ufficiali in congedo, e la locale sezione dell’Upad, organizzando un convegno al circolo di via Mainardo con due relatori, il noto giornalista di Formula Uno Ezio Zermiani e il sottoscritto Silvano Faggioni, che su questo personaggio aveva condotto un’approfondita ricerca storica già 15 anni fa. Nel corso del convegno, cui ha assistito un folto pubblico, è stato riproposto un filmato su Carlo Abarth, realizzato a suo tempo dai relatori per conto della RAI di Bolzano. Proprio 15 anni fa, all’epoca del centenario della nascita, il Comune di Merano aveva intitolato ad Abarth una via nella zona industriale di Sinigo. Ad “onorare” il convegno (è proprio il caso di dirlo), ci hanno pensato diversi appassionati di vere “vecchie glorie”, ovviamente Abarth, parcheggiate all’ingresso del circolo (le leggendarie 595 e una splendida 695, rimessa a nuovo dalla carrozzeria Geier di Terlano). Nel corso del convegno, cui hanno fatto gli onori di casa il colonnello Licio Mauro dell’Unuci e Luigi Cirimele dell’Upad meranese, sono state riproposte sia la vita privata del personaggio che le vicende sportive di cui lo stesso fu protagonista. In particolare Ezio Zermiani ha ricordato la rivalità storica tra Carlo Abarth ed Enzo Ferrari. Ma veniamo ora alla biografia di questo meranese d’eccezione. Meranese doc, anche se nasce a Vienna solo per circostanze storiche. Il padre Karl, infatti, aveva scelto la carriera di ufficiale dell’esercito austriaco, per cui si era dovuto trasferire nella capitale dell’impero asburgico, doveva aveva conosciuto e sposato una ragazza benestante del luogo.

La vita.

Karl Abarth nasce a Vienna il 15 novembre 1908 da padre meranese e madre viennese. Ancora in tenera età viene a vivere a Merano assieme ai genitori e alla sorella Anna. Il padre Karl è a quel punto ufficiale fuori servizio dell’esercito austriaco. Merano fa parte dell’Impero austro-ungarico. Il nonno, anch’egli Karl, fu una figura di spicco del mondo imprenditoriale meranese nella seconda metà dell’800. Sia il nonno che il padre del nostro nascono come Abart, ovvero senza la “h” finale, che verrà aggiunta presumibilmente ai primi del ‘900, ancora non si sa esattamente il perché. Probabilmente si trattò a suo tempo dell’errore di trascrizione da parte di un impiegato dall’anagrafe cittadina. Il nonno Karl era proprietario dell’albergo “Zur Sonne”, all’incrocio tra via Portici e via delle Corse (attualmente sede della farmacia Druso e del bar Sonne). Proprio qui nonno Karl cura anche una Poststation, ovvero una fermata della Merano-Landeck, percorsa con carrozze e omnibus. Il nonno è anche titolare di una dependance dell’albergo in via Mainardo, nonché di una macelleria-laboratorio in via Portici. Qui produce würstel ed insaccati utilizzando nuovi macchinari e vende anche prodotti d’importazione. È l’unico laboratorio che verso la fine dell’800 produce würstel. Pare che sia stato proprio nonno Abart ad “inventare” il tipo “Meraner”, oggi conosciuto in tutta Italia. Nonno Abart è un uomo sveglio, possiede anche un magazzino-deposito di birra, la Spatenbrau di Monaco e la Vilpianer Bier. È disponibile anche come “tassista” con calesse e cavalli. Vicino alla confluenza Passirio–Adige la famiglia Abart possiede un maso agricolo con allevamento di bestiame che macella in proprio. Ma torniamo al nostro personaggio. Karl, come detto, arriva a Merano ancora bambino. Qui dovrebbe crescere, studiare e costruirsi una famiglia, stando alle intenzioni del padre. Ma il destino gli riserva un altro futuro. I genitori, non molto tempo dopo il loro arrivo a Merano, decidono infatti di separarsi. La madre, Dora Taussig, proveniente da una famiglia viennese facoltosa, decide di fare ritorno a Vienna, portando con sé i due figlioletti, Karl per l’appunto e la sorella Anna (entrambi nati nello stesso anno). Evidentemente con il consenso del padre, considerato che comunque a lui rimane la patria potestà fino al raggiungimento della maggiore età dei due figli. Karl e la sorella restano infatti iscritti nello stato di famiglia del padre. Restano dunque meranesi a tutti gli effetti anche se domiciliati a Vienna. Tutto ciò avviene ancora all’interno dell’Austria. Con l’annessione dell’Alto Adige all’Italia nel 1919 le cose cambiano. Sia il padre Karl che i due figli diventano italiani (automaticamente), sempre restando iscritti nei registri anagrafici meranesi. Sia il padre che il nostro passano di nome da Karl a Carlo. Dalla scheda di leva risulta che Carlo Abarth (e da qui in poi aggiungiamo la misteriosa “h”) è sempre rimasto cittadino italiano e meranese, pur con domicilio all’estero. Negli anni Trenta Carlo Abarth colleziona tutta una serie di successi con la motocicletta, ma si mette in evidenza anche come meccanico e inventore di congegni per auto. Nel 1938, quando l’Austria entra a fare parte del Terzo Reich, Carlo Abarth lascia Vienna e si trasferisce prima a Trieste e quindi a Lubiana, nel frattempo occupata dall’Italia. Abarth è cittadino italiano a tutti gli effetti, in questo caso domiciliato a Lubiana, dove viene nominato direttore tecnico di una ditta meccanica. Nel 1939 fa un salto a Merano a trovare il padre e partecipa anche alle opzioni, scegliendo ufficialmente l’Italia. Nel 1943 la Questura italiana di Lubiana gli concede un lasciapassare per poter raggiungere temporaneamente l’Alto Adige. Qui trova occupazione presso una nota ditta di trattori agricoli con sede a Lagundo. La famiglia del titolare lo “copre”, visti i tempi duri (guerra e occupazione nazista). Nel 1945, alla fine del conflitto bellico, Carlo Abarth può finalmente uscire… allo scoperto, ma rischia grosso: nei registri di leva di Merano risulta infatti che non ha compiuto il servizio militare. Viene arruolato all’età di 38 anni come militare addetto agli uffici burocratici, ma comunque riesce a cavarsela senza indossare la divisa, grazie a tutta una serie di “carte” e grazie soprattutto alla buona disponibilità del Comune di Merano. A quel punto, al numero civico 268 di via Roma trova uno spazio per progettare e ideare congegni, uno spazio messo a disposizione proprio dalla famiglia di Lagundo che lo aveva aiutato anni prima e che proprio in via Roma aveva allestito un negozio di biciclette. Carlo Abarth si tiene in contatto con Ferdinand Porsche, il figlio del fondatore della Volkswagen e poi dell’omonima e famosa casa di Stoccarda. Ed è così che nel 1946 Ferdinand Porsche gli affida ufficialmente l’incarico di curare i suoi interessi in Italia, in particolare per quanto riguarda la creazione di parti meccaniche.

Una splendida avventura

Merano è comunque troppo lontana dai grandi centri industriali. Carlo Abarth sente la mancanza “fisica” da quel mondo che così tanto lo attrae. Se ne accorge anche il suo amico Tazio Nuvolari, grandissimo pilota, che lo viene letteralmente a prelevare a Merano. Corre l’anno 1947. Carlo Abarth lascia la città delle origini familiari per andare incontro ad un luminoso futuro, che raggiungerà il suo apice a Torino, quando entrerà nel mondo Fiat. Negli anni 50 e 60 Carlo Abarth verrà diverse volte a Merano per fare visita, oltre all’anziano padre finché è in vita, anche ad un caro amico che gli era stato vicino a Lubiana, lo sloveno Ignaz Vok. Particolare curioso: Abarth alloggerà sempre a Maia Alta nella villa che fu di Claretta Petacci, acquistata nel frattempo proprio dal suo amico, che grazie ad Abarth riuscirà ad ottenere la prima concessionaria Volkwagen in Italia, a Verona.. Carlo Abarth , ceduta la sua attività alla Fiat, tornerà negli anni Settanta a Vienna,per trascorrervi il resto della sua vita, purtroppo non per lungo tempo. Un male incurabile, all’età di appena 71 anni, lo strapperà all’affetto e all’ammirazione dei suoi tantissimi estimatori distribuiti in tutto il mondo. Ma Carlo Abarth rimarrà per sempre un mito.

©RIPRODUZIONE RISERVATA.




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