Emilia Romagna

Meno medici nel 118, sistema scaricato sui volontari


Pietro Vignali, capogruppo di Forza Italia nell’assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna e segretario regionale del partito, torna a denunciare quello che definisce “un progressivo depotenziamento del soccorso medicalizzato territoriale in regione, con ricadute particolari sulla provincia di Ravenna”.

Al centro della critica, i dati sugli incarichi vacanti per medici convenzionati nel 118 pubblicati nel Bur del 22 ottobre 2026 e segnalati dallo Snami. “I numeri degli incarichi vacanti per medici convenzionati sull’emergenza territoriale pubblicati in Emilia-Romagna nel Bur del 22 ottobre 2026 e denunciati da Snami sono molto preoccupanti: nel primo semestre del 2026 erano 97; nel secondo semestre sono scesi ad appena 21, concentrati esclusivamente nelle Aziende sanitarie di Bologna e Modena – afferma Vignali -. Nelle Aziende di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Ferrara e Romagna i posti vacanti pubblicati per il 118 ora sono pari a zero”.

Per Vignali, il calo non indica un miglioramento della situazione ma la rinuncia a rinforzare il personale dedicato. “La regione sta progressivamente depotenziando il soccorso medicalizzato territoriale, riducendo gli incarichi dei medici del 118 e sostituendoli con modelli organizzativi meno stabili – spiega -. Si sta passando da personale dedicato e stabilmente inserito nel sistema a forme di copertura più precarie e meno strutturate”.

Il capogruppo di Forza Italia sottolinea la specificità del territorio ravennate: “È una scelta che rischia di indebolire la capacità di risposta dell’emergenza-urgenza proprio in una provincia come Ravenna, dove l’estensione del territorio, la presenza della costa, dei porti e di importanti insediamenti industriali e la forte attrattività turistica richiedono una rete del 118 particolarmente efficiente, stabile e adeguatamente dotata di personale medico dedicato per garantire interventi tempestivi in ogni parte della provincia”.

Volontari sotto pressione

Vignali tiene a precisare che le difficoltà non sono imputabili ai volontari e alle associazioni: “Questa situazione non dipende in alcun modo dai volontari, dalle pubbliche assistenze e dalle associazioni che ogni giorno garantiscono il funzionamento del sistema con professionalità, competenza e straordinario spirito di servizio. Se oggi il sistema continua a reggere è soprattutto grazie al loro impegno”. Anzi, secondo il consigliere, il depotenziamento del soccorso medicalizzato finisce per scaricare ulteriori responsabilità proprio su queste realtà.

Vignali richiama infine la recente approvazione in assemblea legislativa di norme sull’arresto cardiaco extraospedaliero, giudicandole a rischio di inefficacia: “Si tratta di un obiettivo condivisibile, ma rischia di restare sulla carta se contemporaneamente si depotenzia la rete dell’emergenza territoriale. Le leggi da sole non bastano: servono mezzi, personale, automediche, medici e infermieri adeguatamente distribuiti sul territorio – conclude -. Se si continua a depotenziare il 118, il rischio è quello di compromettere l’efficacia dell’intera rete dell’emergenza-urgenza ed anche le migliori innovazioni rischiano di perdere gran parte della loro efficacia”.


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