Trentino Alto Adige/Suedtirol

Meno alibi e più alloggi: Bolzano è chiamata a scegliere

La crisi abitativa non è un problema isolato, né esclusivamente locale. È una questione strutturale che attraversa l’intera Unione europea, dove trovare una casa dignitosa a un prezzo accessibile è diventato sempre più difficile per milioni di cittadini. È in questo contesto che il Parlamento europeo ha deciso di intervenire con un pacchetto di misure che, per dimensioni e ambizione, segna un cambio di passo netto: fino a 10 milioni di nuovi alloggi da realizzare nei prossimi anni e una drastica riduzione dei tempi burocratici, con permessi di costruire da rilasciare entro 60 giorni per gli edifici sostenibili.

Un messaggio chiaro, che ribalta una narrazione spesso sentita anche in Alto Adige. Da anni, nel dibattito locale, la tutela del verde agricolo viene talvolta indicata come un vincolo imposto dall’Europa. Il pacchetto comunitario, tuttavia, racconta un’altra storia. Bruxelles non chiede di non costruire: chiede di costruire meglio. Case energeticamente efficienti, con standard elevati di isolamento e qualità dell’aria, capaci di ridurre la povertà energetica e alleggerire le bollette, migliorando al tempo stesso la qualità della vita. Un concetto diverse dall’intoccabilità. É altrettanto evidente che l’obiettivo dei 10 milioni di nuovi alloggi non potrà essere raggiunto solo con la strategia del “costruire sul costruito”. Una parte significativa delle nuove abitazioni sorgerà inevitabilmente su terreni oggi liberi, in molti casi agricoli. Non per una scelta ideologica, ma perché la priorità indicata dall’Europa è inequivocabile: garantire un tetto sopra la testa ai cittadini europei è un’esigenza inderogabile, che viene prima di ogni alibi procedurale. Il Comune di Bolzano, però, su questo é ondivago: il vicesindaco Stephan Konder chiude le porte, il sindaco Claudio Corrarati è più ondivago, pieghe più nascoste dell’Svp non sarebbero così drastiche. Nel mentre si rischia il solito: rimanere sostanzialmente fermi. Persino nel paradosso di quando sono i privati a voler costruire sul proprio verde. 

Per rendere possibile questa accelerazione, il Parlamento europeo ha indicato una serie di strumenti concreti. Oltre alla semplificazione amministrativa e alla digitalizzazione delle procedure, sono previsti incentivi fiscali per famiglie e giovani, misure per rendere più convenienti gli affitti a lungo termine rispetto a quelli brevi e un quadro normativo più chiaro sugli affitti turistici, per evitare che i centri urbani si svuotino di residenti. Sul fronte economico, il piano punta a mobilitare fondi pubblici e privati, coinvolgendo anche la Banca europea per gli investimenti e consentendo agli Stati membri maggiore flessibilità sugli aiuti di Stato per l’edilizia sociale.

C’è poi un altro aspetto che riguarda da vicino territori come l’Alto Adige: l’indicazione di privilegiare materiali da costruzione prodotti nell’Unione europea e di investire nella formazione di manodopera qualificata, con salari dignitosi e migliori condizioni di lavoro. La casa, in questa visione, non è solo una risposta sociale, ma anche una leva industriale e occupazionale. Su questo il nostro territorio è da sempre fortunatamente all’avanguardia. Applicata al contesto locale, questa svolta europea rischia di rendere sempre più fragile una certa retorica. In Alto Adige e a Bolzano, dire che “non si può costruire perché lo chiede l’Europa” appare sempre meno sostenibile. Al contrario, il nuovo indirizzo comunitario sembra spingere proprio nella direzione di quartieri capaci di coniugare nuove abitazioni, sostenibilità ambientale ed elevata qualità della vita.

In questo senso, il pacchetto europeo sembra parlare direttamente anche di progetti come quello visto con Renneria a Pineta di Laives e non solo. Progetti che nascono con l’ambizione di offrire case energeticamente efficienti, servizi e spazi urbani pensati per una città che cresca con una certa attenzione alla socialità. Si cerca una cornice di uso responsabile del territorio per rispondere a un’emergenza reale. Non è escluso che altri proprietari di verde, anche a Bolzano, guardino a questo tipo di progettazione con curiosità. 

Provocatoriamente, verrebbe da dire che in Alto Adige le scuse stanno finendo. Se l’Europa mette la casa al centro come priorità sociale, chiede meno burocrazia e più alloggi sostenibili, allora il tema non è più se costruire, ma come e per chi. E la risposta, oggi, non può che partire da una scelta politica e urbanistica chiara: garantire il diritto all’abitare come fondamento della qualità della vita, anche a Bolzano. Con un indirizzo finalmente altrettanto chiaro. 

✍️ Alan Conti 







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