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Meloni: “Mosca dia il suo contributo nei negoziati”. L’ex capo dell’esercito ucraino: “Armi nucleari a Kiev alternativa a ingresso nella Nato”

Le garanzie di sicurezza di cui l’Ucraina ha bisogno come deterrente nei confronti della Russia, in caso di cessate il fuoco, dovrebbero prevedere – in alternativa all’ingresso alla Nato, a cui Mosca è radicalmente ostile – il dislocamento di “armi atomiche” nel Paese o lo schieramento di un contingente militare alleato di pace in grado di scoraggiare ipotetici nuovi “piani d’attacco” futuri da est. Parola del generale Valery Zaluzhny, ex comandante in capo delle forze armate ucraine, esaltato in patria come un ‘eroe di guerrà nelle prime fasi del conflitto. Esautorato da Volodymyr Zelensky nel febbraio del 2024 e trasferito a Londra come ambasciatore nel Regno Unito, Zaluzhny è ricomparso sulla scena pubblica in un momento cruciale segnato dal tentativo di rilancio dei negoziati con il Cremlino da parte dell’amministrazione Usa di Donald Trump: dando ossigeno alle voci che lo vorrebbero in corsa come potenziale concorrente futuro alla leadership del suo Paese al posto del presidente attuale. Lo ha fatto con un raro articolo pubblicato a sua firma nel weekend dal giornale britannico Daily Telegraph e, poi, con un altro intervento sul sito ucraino Liga.net. Scritti nei quali ha detto la sua sia sui negoziati (mostrandosi inquieto), sia sul futuro politico dell’Ucraina (invocando “riforme” radicali).

Sul primo punto, Zaluzhny ha rimarcato come il suo Paese sia “in una situazione estremamente difficile”, avvertendo che “una pace affrettata” in questo frangente “condurrebbe solo a una sconfitta devastante e alla perdita dell’indipendenza”. Ma ha pure ammesso che “una chiara vittoria” rappresenta “una rara eccezione” della storia fra gli epiloghi possibili di ogni guerra; lasciando intendere che al momento una vera sconfitta di Mosca (per la quale a suo dire sarebbe necessario il totale “collasso dell’impero russo”) non sia realisticamente a portata di mano. Di qui l’esigenza di puntare al massimo a una sorta di tregua, accompagnata da garanzie di sicurezza come quelle inizialmente descritte. Periodo durante il quale l’Ucraina dovrebbe “guadagnare tempo” realizzando un cambiamento politico fondato su “riforme ad ampio raggio”, sulla lotta alla corruzione, sulla ricostruzione, sulla crescita economica e sul rientro in patria di parte di quella diaspora che ha dimezzato negli ultimi anni la popolazione nazionale, ha proseguito l’ex comandante: arrivando ad abbozzare quasi un suo programma di governo. Non senza evocare la centralità delle spese per la difesa e accusare indirettamente Zelensky di aver lasciato “nel 2021 all’esercito risorse persino inferiori rispetto all’anno prima. Con il risultato di esporre i nostri militari all’inizio dell’invasione su vasta scala del 2022 in un contesto di penuria generalizzata, di uomini e di armi”


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