Meloni e l’ipotesi rimpasto ma sulla sicurezza nessun dubbio: «Il governo continuerà»
La fase di riflessione è prolungata. E si concluderà quando Giorgia Meloni chiarirà pubblicamente la prospettiva del suo governo. Ma assomiglia a più di un indizio la frase con cui la premier rivendica che «il decreto sicurezza funziona», dopo il fermo preventivo dei 91 anarchici: «È in questa direzione che il governo continuerà a muoversi: più strumenti per garantire sicurezza a tutti e più tutele per chi vuole manifestare pacificamente». A una settimana dalla debacle referendaria, accompagnata dal terremoto delle dimissioni di Daniela Santanchè, Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi, lo scenario non è chiarissimo, ma alleati e fedelissimi tendono a escludere l’ipotesi di un voto anticipato, pur accarezzata a caldo a Palazzo Chigi. Mentre si rincorrono le voci su un rimpasto, che potrebbe essere light o più robusto.
Il presidente Sergio Mattarella in questa fase è alla finestra, anche lui in attesa di conoscere le decisioni della premier, ma certamente al Quirinale già si studiano le sue prossime possibili mosse. Il presupposto è che Mattarella, come d’altronde tutti i presidenti, non gradisce scossoni in una maggioranza che ha numeri saldi. Tantomeno in una congiuntura internazionale difficile come questa. Anche ieri il capo dello Stato ha raccomandato senso di responsabilità «all’intera comunità nazionale». Mentre è scontato che una sostituzione secca di Santanchè sarebbe indolore, ben più difficile prevedere quale sarebbe la lettura del Colle con una variazione della squadra governativa più pesante. La portata del rimpasto potrebbe condurre a una fase diversa e quindi anche a un Meloni bis. In caso estremo di dimissioni, sembra chiaro che il capo dello Stato avvierà il consueto giro di consultazioni e, solo dopo che le forze politiche avranno pubblicamente espresso la non esistenza di una maggioranza diversa, scioglierà le Camere.
Ai piani alti del governo si studiano anche i sondaggi: quello di Pagnoncelli pubblicato dal Corriere della Sera rileva il calo di FdI di un punto in un mese, e attribuisce a Futuro nazionale un 3% che potrebbe essere decisivo per il centrodestra. Nella maggioranza ci si confronta sul voto anticipato. Per i più sarebbe un azzardo. Si tende a relegare questo scenario a un’ipotesi messa sul tavolo nei giorni scorsi sull’onda della delusione per l’esito del referendum. Accompagnata da una certezza espressa da Meloni ai suoi: non vuole farsi logorare. Nella cena con Antonio Tajani e Matteo Salvini la premier ha voluto serrare le fila, ma non avrebbe dato indicazioni definitive sulle sue intenzioni. Che comunque esporrà innanzitutto al capo dello Stato. Diversi fedelissimi sono sicuri che continui a guardare a fine legislatura, traguardo che consentirebbe al governo (il 4 settembre) di diventare il più longevo. Due le priorità in questo caso: una ricetta di misure con cui rilanciare l’azione per recuperare consenso, e velocizzare l’iter della nuova legge elettorale.
Intanto si lavora per la scelta del successore al Turismo di Santanchè («L’unica certezza è che non lascio FdI, e sono sempre con Giorgia Meloni», assicura lei dalla Versilia). La premier dovrebbe tenere l’interim non a lungo. Resta in pole un tecnico d’area come la presidente dell’Enit Alessandra Priante, e c’è l’ipotesi di promuovere il deputato di FdI Gianluca Caramanna a sottosegretario. Le deleghe al Dap e alla Penitenziaria che aveva Delmastro potrebbero essere distribuite tra il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto e il sottosegretario Andrea Ostellari, anche se non è esclusa la nomina di un altro sottosegretario (Sara Kelany, Ciro Maschio o Carolina Varchi). Ad Annalisa Imparato, pm di Santa Maria Capua Vetere che si è spesa per il ‘Sì’, potrebbe essere affidata la direzione generale di un dipartimento di Via Arenula.
Nella maggioranza si rincorrono le voci su altri ministri considerati in bilico, come Adolfo Urso (che ha appena convocato il tavolo di confronto con le imprese), Orazio Schillaci ed Elvira Calderone. E torna il nome del leghista Luca Zaia. Ma il suo inserimento potrebbe solo rientrare in un rimpasto più ampio, perché altererebbe l’equilibrio fra gli alleati e FI non resterebbe certo a guardare. Senza contare che, di fronte a modifiche più articolate della squadra, la Lega (decisamente silenziosa in questi giorni) potrebbe rivendicare il Viminale. E comunque per evitare il rischio logoramento, è uno dei ragionamenti che si fanno in ambienti di governo, potrebbe però non bastare cambiare qualche casella.
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