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Meloni e i suoi ‘gabbiani’ nel docufilm su Arte.tv di cui in pochi in Italia non si parla

Dopo il saggio Meloni Segreta – Origini, ascesa e trionfo di una Lady di ferro vestita di nero, di Andrea Palladino, ecco in onda in questi giorni, un docufilm in due puntate trasmesso sul network franco-tedesco Arte.tv (sede a Strasburgo): Georgia Meloni et le clan des goélands (in italiano, Giorgia Meloni e il clan dei gabbiani), diretto da Barbara Conforti ed Eric Jozsef. La miniserie racconta – cito testualmente il press book – “in che modo Giorgia Meloni è riuscita ad arrivare al potere nel 2022”, partendo “dal suo impegno accanto ai giovani eredi di Mussolini all’interno del gruppo dei ‘gabbiani’ della sezione di Colle Oppio”, a Roma, “fino alla linea securitaria che ha messo in atto”. Il doc, più che all’Italia, dove queste cose chi è minimamente informato già le sa, è diretto soprattutto a conquistare una audience europea, come consuetudine di Arte.tv.

La notizia del film ha avuto scarsa (per non dire nulla) diffusione sui media, ma non voglio addentrarmi in questo rebus, preferisco raccontarne, sia pur in parte, la confezione. Va detto che Conforti, per sottolineare la professionalità degli autori, da tempo è addentro all’universo audiovisivo e aveva anche diretto, nel 2010, Les Eco-barons: Les Seigneurs de la Terre, un’indagine audiovisiva su alcuni (rari) magnati che hanno deciso di investire nell’ecologia e che Eric Jozsef è il corrispondente dall’Italia di Liberation.

Overture: una ripresa delle quadrighe del Vittoriano, a Roma, piazza Venezia, sormontate da uno sventolante tricolore. La voce, fuori campo, di Meloni arringa la folla ululante con l’ormai noto, infervorato “vogliono che siamo genitore Uno e genitore Due” ma “io sono Giorgia, sono italiana, sono cristiana”, mentre la macchina da presa inquadra un signore al balcone con un bebè in mutande in braccio e moglie (presunta) appoggiata alla balaustra e poi un altro spettatore occhialuto che sbircia da una mezza persiana. Stacco. Meloni, già presidente del Consiglio scende dall’auto e si inoltra a Palazzo Chigi. È l’ottobre 2022 e lei ha 45 anni: la prima donna a capo del Governo italiano firma davanti a Mattarella. Sullo sfondo, sfocati, forse per scelta registica, Tajani e Salvini. “Una vittoria – ricorda la voce-guida del doc – che è anche quella dei suoi fedeli seguaci, i ‘gabbiani’, che ha portato con sé”.

Già i ‘gabbiani’, come si soprannominavano i componenti del gruppo del Fronte della Gioventù (amavano, fra gli altri, Richard Bach): “Lì ho scoperto la dimensione collettiva del pensiero”, racconta l’ex ‘gabbiano’ Fabrizio Crivellari, mentre il regista sposta la macchina da presa da un volo di veri Caradriiformi in pieno garrito a riprese della sede che era stata un tempo quella delle Terme di Tito poi di Traiano. Colle Oppio, infatti, fu il primo quartiere in cui si riunirono i militanti del MSI, partito neofascista ereditato da Mussolini. “Effettivamente uno spazio che ricorda una grotta, un luogo d’incontro quasi clandestino – ricorda Davide Conti, storico nonché consulente della Procura di Bologna nell’inchiesta per la strage del 2 agosto 1980. Negli anni 70 l’allora leader dei ‘gabbiani’, era l’architetto Fabio Rampelli, oggi vicepresidente della Camera che ricorda Giorgia Meloni fin da quando lei aveva una quindicina d’anni e la ‘promosse’ per l’entrata in Parlamento: “Proviamoci a portarla avanti, questa ragazzina, pensai, pur senza troppa convinzione”. E invece Giorgia (mostrata adolescente in belle foto d’archivio) fece il boom.

Di tutta la vicenda politica affrontata nel film non ho spazio per scrivere, ma riferire sulle appropriazioni culturali dei ‘gabbiani’ mi pare interessante: “La passione per Tolkien”, l’autore del Signore degli Anelli, “rappresenta un profilo di uscita dal neofascismo storico – spiega nel doc ancora Conti – un primo tentativo di fuoriuscita da quell’immaginario culturale che era pregno di figure ingombranti del Novecento (leggi Mussolini e i suoi camerati, ndr)”. “E dunque questo tipo di immaginario e di Pantheon comincia ad essere sostituito” con un altro “meno repellente”: “un conto è presentarsi come gli eredi di Leon Degrelle o Corneliu Zelea Codreanu, un conto celebrare una saga come quella di Tolkien”. Poi il passaggio da Msi ad Alleanza Nazionale che, nel doc, è tratteggiato dettagliatamente da Gianfranco Fini: i ‘duri e puri’ del fascismo che gli si opposero, fra i quali Meloni, mentre lui si allontanò verso posizioni rinnegatrici del Ventennio, infine tutto lo sfacelo che poi ne derivò con Berlusconi. Ma questa è un’altra storia.

Si citano giornalisti schierati come Gian Paolo Rossi Rai ‘gabbiano’ della prima ora e attuale ad Rai o Maurizio Belpietro e la sua cerchia.
Il doc è documentato, la presenza di personaggi legati alla destra e alla sinistra piuttosto equilibrato, anche se è intuibile che il fil rouge del film è decisamente ‘antimeloniano’: le radici neofasciste dell’attuale gruppo dirigente di Fratelli d’Italia sono documentate con estremo rigore storico. Partecipano, con interviste, giornalisti come Luca Telese, Annalisa Terranova, Francesco Cancellato. Poi Sabina Guzzanti, il magistrato Giancarlo Caselli ed altri esponenti dell’attuale governo (Federico Mollicone, Marco Scurria).

Herman Melville descrive in Moby Dick schiere di gabbiani che volano a protezione della Balena Bianca (così chiamavano un tempo la DC). Qui la balena è nera e i ‘gabbiani’ non sono certo metafore degli angeli che scortano Dio.


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