meglio in cella che morto»

CIVITANOVA Ha 69 anni e vive a Civitanova. Luisa (nome di fantasia) è la madre coraggio che con la sua denuncia ha dato il via alla maxi indagine che ha permesso ai carabinieri di disarticolare un’associazione dedita allo spaccio di cocaina.
Cosa ha provato quando ha saputo dei nove arresti?
«Felicità, tanta felicità. Però questa gente deve rimanere in carcere, non vorrei vederla fuori dopo appena due anni. Io mi sono fidata delle istituzioni, mi sono sentita protetta. E vedere che il mio gesto è servito a qualcosa mi riempie di orgoglio».
Può raccontarci cosa è successo?
«Un giorno ho ricevuto la telefonata di un uomo che mi chiedeva soldi per i debiti di droga di mio figlio. Io non ho avuto alcun tentennamento. Ho preso il mio cellulare e sono andata dai carabinieri mostrando il numero di chi mi aveva chiamato. Non conoscevo il suo nome».
Suo figlio quando ha iniziato a drogarsi?
«A 24 anni con l’eroina, poi è passato alla cocaina. È stato l’inizio di un incubo. Prima di entrare nel tunnel degli stupefacenti era un ragazzo meraviglioso: aveva una fidanzata, giocava a calcio, andava a caccia con il padre. Le droghe lo hanno rovinato».
Cosa dice agli altri genitori?
«Non devono stare zitti, non devono vergognarsi. Se un figlio si droga è bene dirlo subito alle forze dell’ordine: meglio in carcere che dentro una bara. Io già all’epoca avevo raccontato tutto ai carabinieri. Ero esasperata, sono stata costretta a cacciarlo di casa».
Continui pure.
«Aveva sempre bisogno di soldi per comprare droga, era diventato violento. È arrivato a rubare tutto l’oro che avevamo nel nostro appartamento. Si era trasformato in un mostro, aveva il cervello in tilt. Poi ha iniziato anche a spacciare. Ora ha 48 anni ed è in carcere per vecchi reati».
Suo figlio ha provato a disintossicarsi?
«Non ha fatto altro che entrare e uscire dalle comunità, spesso veniva allontanato. Mi sentivo impotente, una sofferenza difficile da descrivere. Purtroppo non sono mai riuscita a convincerlo ad andare a San Patrignano, sarebbe stata la sua salvezza. Vivere certi drammi ti fanno morire dentro, è una croce che ti porti dietro quotidianamente».
Ora lei come si sente?
«La notizia degli arresti mi ha dato grande sollievo. Voglio ringraziare i carabinieri di Civitanova: con questa operazione hanno dimostrato che la mia scelta è stata giusta. Ognuno deve fare la sua parte nella lotta alla droga. Non è più possibile andare avanti così. Soprattutto adesso che l’età media degli assuntori si è molto abbassata. C’è chi si droga a 14 anni: gli spacciatori sono senza scrupoli. Persone senza cuore».
Vuole lanciare un ultimo appello?
«Il bene di un figlio che si droga non è proteggerlo per vergogna ma denunciarlo per riuscire a salvarlo. Mi rendo conto che serve coraggio, ma è la scelta migliore. Ne sono stata sempre convinta. Oggi ancora di più».




