Piemonte

Medico del 118 interviene e si trova la pistola alla nuca: “Mi ha detto se muore lei, muori pure tu”


Un interesse del genere non se l’aspettava. “Non mi piace essere al centro dell’attenzione e nemmeno creare scompiglio. Ma spero che questa storia sia un campanello d’allarme: il nostro lavoro è sempre più pericoloso”, dice Mirko, nome di fantasia, 62 anni. In 26 anni di carriera come medico per il 118, di minacce ne ha ricevute tante, ma una pistola alla testa non gliel’avevano mai puntata. Fino allo scorso 20 marzo, quando è intervenuto in una casa popolare di corso Grosseto a Torino.

Ripercorriamo tutto dall’inizio.

“Io e il resto dell’equipe dell’ambulanza, quattro persone in tutto, siamo arrivati in questa abitazione, dove una donna di 83 anni aveva perso conoscenza. Già all’ingresso del palazzo siamo stati accolti in modo aggressivo da un residente: ‘Fate presto, se muore ve la vedete con lui’ ci ha detto”.

Lui chi?

“Uno dei due figli dell’anziana. Mentre salivamo le scale ha iniziato a urlarci: ‘Se non ti muovi in fretta ti ammazzo’. O anche: ‘Vi stiamo aspettando da 20 minuti, vi uccido pezzi di m***”. Io stavo trasportando il monitor, dovevo fare quattro piani di scale a piedi. Arrivati sul pianerottolo ci ha accolto dicendo: ‘Se muore mia madre muori pure tu’. Esterrefatto gli ho chiesto che intendesse. L’altro fratello ha risposto che mi avrebbe accoltellato: ‘Non ci penso due volte, vuoi vedere?’ ha detto. In casa c’erano anche due donne, non so se fossero le figlie o le nuore dell’anziana”.

Lei che ha fatto?

“Il mio lavoro. Ho detto loro di calmarsi, che le loro minacce non mi interessavano e che il mio compito era quello di salvare la signora. L’ho messa a terra e ho iniziato il massaggio, poi l’abbiamo intubata. Ma quando ho chiesto al soccorritore di passarmi il tubo ho visto che tremava. Sul momento non capivo perché, me l’ha detto solo una volta saliti in ambulanza: ‘Dottore devo dirle una cosa, quell’uomo vi ha minacciato con una pistola alla nuca’”.

Ha avuto paura?

“Sono rimasto sotto choc. Ho tre figli, sono vedovo. Non vado a lavoro per farmi ammazzare”.

La polizia dice di non aver rinvenuto nessuna arma in casa.

“Secondo il collega l’avrebbe nascosta nei pantaloni quando sono arrivati i poliziotti e avrebbe fatto il giro della casa uscendo dal retro. Quando me l’ha detto gli ho chiesto perché non lo avesse raccontato agli agenti, mi ha risposto di aver avuto paura”.

Chi ha chiamato le forze dell’ordine?

“Non noi, forse l’allarme è partito dalla centrale operativa. Magari anche loro sono stati minacciati verbalmente dai due uomini quando hanno chiamato i soccorsi, così avranno pensato fosse opportuno allertare la polizia”.

Perché ha scelto di non denunciare?

“Perché non ho assistito direttamente alla scena, non posso dare conferma. Volevo evitare di scatenare il caos, fortunatamente è andato tutto bene e volevo lasciarmi questa storia alle spalle. Però della centrale hanno voluto sapere cosa fosse successo di preciso, perché si tratta di un episodio grave. Da lì ho ricevuto decine di chiamate”.

Qualcun altro ha assistito?

“No, solo il collega del soccorso che era di fronte a me. L’infermiera e l’autista non si sono accorti di nulla”.

Crede possa aver enfatizzato alcuni dettagli del racconto?

“Io ho detto solo la verità, non mi piace inventare nulla. Mi è stato riferito questo e l’ho riportato. Il collega non lo conoscevo e non l’ho più rivisto”.

Le era mai capitato di trovarsi in una situazione di questo tipo?

“Per tanti anni ho lavorato a Napoli, lì non è mai successa una cosa del genere. Ma questo mestiere diventa sempre più pericoloso, non c’è più rispetto per i medici. C’è sempre qualcuno che ti minaccia. Sono contento che non sia successo niente di grave questa volta e di essere qui per poterlo raccontare. Spero serva da segnale per chi dovrebbe tutelarci: non è giusto andare a lavorare ed essere minacciati”.


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