Piemonte

Medici e infermieri in protesta: “Garantire le cure a Gaza”


«Digiuno contro il genocidio a Gaza». È un manifesto di poche parole, stampato tra un turno di lavoro e l’altro, quello brandito dai medici della Città della salute di Torino. «Non possiamo voltarci dall’altra parte, di fronte a ciò che sta accadendo nel mondo», commenta la dottoressa Ernesta Audisio, e stringe il foglio un po’ più forte tra le dita. «È inammissibile», prosegue, in occasione della giornata mondiale del digiuno contro il genocidio di Gaza. «Noi sanitari, abbiamo il preciso dovere deontologico di rispettare la dignità umana», aggiunge. Si stima che, in tutta Italia, abbiano aderito all’iniziativa oltre 30 mila operatori tra medici ospedalieri, di famiglia, pediatri e operatori. Coinvolti anche ordini professionali, l’Università e i sindacati.

«Siamo solidali con i colleghi gazawi che stanno operando in una situazione di estrema difficoltà», spiega la dottoressa Audisio, durante il presidio convocato ieri pomeriggio davanti all’ospedale Molinette di Torino. Contemporaneamente, la protesta prendeva corpo anche al Mauriziano, all’ospedale Maria Vittoria, sul terrazzo del Martini e al San Camillo. Anche l’ospedale dei bambini, il Regina Margherita, ha aderito al digiuno per Gaza. E ancora, sciopero della fame al Sant’Anna, cartelli gialli alla clinica universitaria di Malattie Infettive, al San Giovanni Bosco, all’ospedale di Rivoli e al presidio Valletta, oltre che negli ospedali del Canavese.

«Siamo contro le bombe, contro la carestia e contro la voluta malnutrizione della popolazione», rimarca ancora Audisio. Dalla metà di luglio, medici e infermieri di Piemonte e Valle d’Aosta hanno iniziato una staffetta per digiunare in segno di protesta contro il genocidio di Gaza e le manifestazioni per chiedere lo stop del conflitto andranno avanti. «Siamo contro i governi che non hanno mosso un dito rispetto a quello che sta succedendo», attacca il dottor Stefano D’Ardia, anche lui presente ieri al presidio in corso Bramante. «Il nostro è un moto che viene dal basso. Dai medici in primo luogo, e da tutti coloro che si stanno seriamente mettendo in gioco».


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