Medici collaboratori (anche pensionati) nelle case di comunità, candidature fino al 29 gennaio

Genova. Ci sarà tempo fino al 29 gennaio per i medici (attivi o pensionati) che vorranno mettere a disposizione almeno quattro ore alla settimana per lavorare nelle case di comunità della Liguria. Una strategia su cui punta la Regione anche per supplire alla carenza di professionisti necessari a far funzionare le strutture della sanità territoriale, concepite e finanziate (in gran parte col Pnrr) per alleggerire il peso che grava su pronto soccorso e ospedali, ma a rischio di rimanere sguarnite, come ha segnalato di recente anche la Corte dei conti.
“Vogliamo consentire non soltanto ai nuovi medici medicina generale, quelli che entrano nel ruolo unico di assistenza primaria, ma a tutti i medici che lo vogliano fare, di poter dedicare almeno quattro ore del loro tempo alle case di comunità – spiega l’assessore regionale alla Sanità massimo Nicolò -. Abbiamo già ricevuto delle quattro-cinque domande di colleghi che sono in pensione ma che sono ancora desiderosi di dare il loro contributo per la sanità ligure. Una collega di Busalla per coprire Borgo Fornari, tanto per fare un esempio, un altro collega per coprire Pegli”. Tra i “volenterosi” c’è pure l’ex direttore sanitario del San Martino, Gianni Orengo: “Mi ha scritto domenica e gli ho girato il bando”, conferma Nicolò.
Questi medici saranno inquadrati come liberi professionisti, dunque senza vincoli di subordinazione. Impossibile per ora fissare un obiettivo numerico: “È un po’ aleatorio, perché dipende molto dalla disponibilità di ore che daranno – risponde l’assessore -. Anche per le nuove formulazioni di medici di medicina generale dipende da questo: le 38 ore le coprono coloro che hanno meno di 400 assistiti, altrimenti il numero di ore nelle case di comunità diminuisce”.
“Le case di comunità, e in particolare le hub aperte 24 ore, devono rappresentare una risposta concreta ai bisogni di bassa complessità dei cittadini e, allo stesso tempo, contribuire a ridurre la pressione sui pronto soccorso e sulle strutture di emergenza-urgenza – commenta Marco Damonte Prioli, direttore generale di Ats Liguria –. Stiamo lavorando per individuare le figure professionali necessarie, medici e infermieri, che dovranno garantire il servizio. In questo contesto è stato aperto un bando rivolto a medici libero-professionisti: la prima scadenza è fissata al 29 gennaio. Una volta raccolte le domande, avvieremo le procedure di reclutamento e valuteremo una eventuale riapertura del bando, qualora se ne ravvisasse la necessità”.
Medici nelle case di comunità in Liguria, come funziona il bando
Il bando è rivolto a tutti i laureati in medicina regolarmente iscritti all’albo, in possesso dei requisiti per lavorare nella pubblica amministrazione e con meno di 72 anni di età compiuti alla data di scadenza della procedura. Ats Liguria mette sul piatto un contratto della durata massima di 12 mesi con un compenso lordo di 40 euro all’ora. I candidati dovranno indicare l’area sociosanitaria in cui intendono prestare servizio (le cinque ex Asl della Liguria) e potranno coprire turni di assistenza primaria da un minimo di 4 a un massimo di 38 ore a settimana (il limite può essere elevato a 48 ore su quattro mesi per contratti di durata non superiore a sei mesi).
Qui è possibile scaricare il bando con tutte le informazioni per inviare la domanda di partecipazione.
Case di comunità, a che punto siamo tra carenze e scadenze
Ma le carenze strutturali restano, in particolare quella dei medici di famiglia. Quali soluzioni si metteranno in campo sul lungo termine? “Io mi auguro che anche con l’applicazione del nuovo accordo collettivo nazionale ci possa essere una vocazione maggiore da parte dei giovani medici per poter ricoprire questo tipo di ruolo – riflette Damonte Prioli -. Il Ruap, cioè il nuovo ruolo previsto, permette di avere una maggiore integrazione tra le strutture pubbliche e la medicina generale e quindi assicurare anche più servizi al territorio. Io credo che sia una strada che porterà poi a una possibile soluzione, quindi alla possibilità che alcune criticità, che non sono addebitabili ai singoli professionisti ma proprio all’organizzazione generale, possano essere superate. Stiamo lavorando anche su questo, c’è un bel rapporto con i sindacati: grazie al lavoro di tutti potremo avere qualche apertura”.
Per quanto riguarda gli infermieri, nell’area di Genova si attendono gli esiti del maxi concorso per 641 unità di personale che dovrebbe garantire oltre 200 inserimenti nelle strutture territoriali a partire da aprile.
Sulle scadenze Pnrr per ospedali e case di comunità, che devono essere funzionanti entro il 31 marzo, Nicolò ribadisce le rassicurazioni: “Abbiamo messo in atto tutta una serie di iniziative per fare in modo che, arrivati alla scadenza, siano tutte operative. Gli ingegneri indipendenti che vengono dal ministero per certificare le case di comunità, hanno già visitato tutte le cinque aree con una buona soddisfazione, questo mi dicono i coordinatori. Per cui siamo ottimisti in questo senso”.




