Calabria

Maxiprocesso Rinascita Scott: Falsa testimonianza in aula, chiuse le indagini per 16 persone I NOMI


Un nuovo filone giudiziario si stacca dal tronco principale del maxiprocesso “Rinascita Scott”. La Procura della Repubblica di Lamezia Terme, sotto la guida del sostituto procuratore Gualberto Buccarelli, ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a 16 soggetti. L’accusa ipotizzata è quella di falsa testimonianza, commessa durante le deposizioni rese nell’aula bunker lametina davanti al Tribunale collegiale di Vibo Valentia.

L’inchiesta nasce da un input diretto dei giudici (presieduti da Brigida Cavasino) che, nel novembre 2023, contestualmente alla lettura del dispositivo di sentenza contro i clan vibonesi, disposero la trasmissione degli atti in Procura. Una decisione sollecitata dalla Dda di Catanzaro e ampliata dallo stesso Tribunale per accertare la veridicità di quanto dichiarato da alcuni testimoni.

La competenza di Lamezia e il ruolo dell’aula bunker

Sebbene il processo principale riguardi la ’ndrangheta del Vibonese, la competenza per questi presunti reati è ricaduta sulla Procura di Lamezia Terme. Questo perché le deposizioni contestate sono avvenute fisicamente nell’aula bunker situata nell’area industriale lametina e perché, per questi specifici indagati, non è stata contestata l’aggravante delle finalità mafiose, che avrebbe altrimenti mantenuto il fascicolo nelle mani della Distrettuale Antimafia.

Dall’ex magistrato Petrini ai testimoni reticenti: i profili

Tra i nomi eccellenti figura quello di Marco Petrini, già magistrato della Corte d’Appello di Catanzaro. A Petrini viene contestato di aver negato in aula la propria appartenenza a logge massoniche coperte, fornendo una versione contrastante con quanto da lui stesso dichiarato nel 2020 ai magistrati di Salerno, quando fece i nomi di colleghi e avvocati che avrebbero fatto parte di tali circuiti occulti.

Sotto la lente degli inquirenti sono finiti anche episodi legati alla vita quotidiana e imprenditoriale del territorio. Si va da Ottavio Geranio, che avrebbe negato richieste estorsive per l’hotel da lui gestito a Tropea, ad Antonio Iellamo, titolare di una nota sala ricevimenti. Quest’ultimo è accusato di reticenza in merito al banchetto nuziale di Antonio Gallone (celebre per l’atterraggio in elicottero a Nicotera): secondo l’accusa, avrebbe taciuto sul numero reale degli invitati e sul prezzo di favore (40 euro anziché 115) praticato al nipote del boss Pasquale Gallone.

Sparatorie, assunzioni e silenzi

L’elenco degli indagati include anche interi nuclei familiari e testimoni chiamati a riferire su episodi di cronaca nera. Concetto, Tommasina e Umberto Porcelli, insieme a Maria Rosa Crudo, sono indagati per le dichiarazioni rese su un tentativo di irruzione a colpi di pistola nella loro proprietà a Rombiolo. La Crudo, inoltre, avrebbe negato di sapere che il boss di Zungri, Giuseppe Accorinti, fosse un suo parente.

Altre contestazioni riguardano Debora Giurgola (per presunte pressioni per assunzioni in una profumeria da parte di Paolino Lo Bianco), Antonio Del Prete (relativamente alla raccolta di denaro tra i giostrai a Vibo) e l’ex collaboratore di giustizia Gaetano Albanese, accusato di aver taciuto in aula quanto precedentemente riferito alla Guardia di Finanza.

L’elenco completo degli indagati:

* Rocco Caniglia
* Fortunato La Gamba
* Antonietta Staglianò
* Concetto Porcelli
* Tommasina Porcelli
* Umberto Porcelli
* Maria Rosa Crudo
* Antonino Miceli
* Ottavio Geranio
* Gaetano Albanese
* Antonio Iellamo
* Domenico Paglianiti
* Benito Tavella
* Debora Giurgola
* Antonio Del Prete
* Marco Petrini

Le prossime tappe della difesa

Con la notifica del fine indagine, i 16 indagati hanno ora 20 giorni di tempo per presentare memorie difensive o chiedere di essere interrogati dal pubblico ministero per chiarire la propria posizione.


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