Emilia Romagna

Maxifrode dell’argento: sequestro per 15 milioni di euro, coinvolta una ditta bolognese


Tonnellate di argento dalla provenienza dubbia e oro in lamine sequestrati. Quindici indagati a vario titolo per associazione a delinquere, evasione fiscale, autoriciclaggio e ricettazione. È il bilancio dell’operazione “Black silver” della procura di Arezzo che ha portato la Guardia di finanza aretina a sequestrare preventivamente beni per un valore di circa 15,7 milioni di euro.

La società bolognese al centro delle indagini

I finanzieri hanno ricostruito un meccanismo fraudolento di evasione dell’Iva che sarebbe incentrato su un’azienda di trasformazione metalli che ha sede nel bolognese. Qui, secondo l’ipotesi investigativa, arrivava argento puro a prezzi sensibilmente inferiori rispetto al mercato, grazie a canali paralleli gestiti da operatori con sede a Roma e Matera.

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L’argento consegnato in parcheggi e piazzole di sosta

Dalle indagini emerge che dopo l’acquisto – in grani e in modo regolare presso banchi metalli aretini non coinvolti dall’indagine – il prezioso metallo non veniva trasportato da ditte specializzate ma viaggiava su “staffette” di auto private e scambiato in parcheggi o piazzole di sosta, fino a terminare la sua corsa nel bolognese.

La frode fiscale grazie a società cartiere

Il modus operandi sarebbe stato quello di dichiarare falsamente in fattura l’argento come verghe argentifere soggette a Iva. Un’imposta “fantasma” che veniva riscossa dai venditori ma mai versata nelle casse dello Stato perché “dispersa” attraverso una rete di società cartiere. Prive di struttura operativa e intestate a prestanome, secondo la Finanza queste scatole vuote avevano il solo scopo di convogliare l’enorme debito tributario generato dalle transazioni fittizie. Complessivamente, la frode ha generato proventi illeciti pari all’Iva evasa per oltre 12 milioni di euro, fondi che venivano in gran parte reinvestiti per l’acquisto di ulteriore metallo prezioso o utilizzati per remunerare i membri della filiera. In soli cinque mesi di indagine, i finanzieri hanno ricostruito cessioni illecite di argento puro per un volume superiore ai 13mila chili.

Perquisizioni e sequestri in tutta Italia

La società bolognese è coinvolta insieme ad altre otto sparse in Italia. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, omessa dichiarazione, riciclaggio, autoriciclaggio e ricettazione. Le attività investigative hanno richiesto l’impiego di circa 80 finanzieri e si sono estese in numerose province italiane, tra cui Arezzo, Firenze, Roma, Napoli, Caserta, Matera, Latina, L’Aquila, Pescara, Catania e Messina.

Oltre al blocco di disponibilità finanziarie, immobili e autovetture, i sequestri eseguiti durante le perquisizioni hanno riguardato 150 chili di argento puro, opere d’arte, contanti e orologi di pregio, oltre a quasi 2,2 chili di oro in lamine, dal valore superiore ai 290mila euro, rinvenuti nella disponibilità dell’amministratore di un’azienda aretina già denunciato per riciclaggio. Le indagini hanno inoltre documentato come una parte del materiale trattato, circa 530 chili di argento dal valore di 475mila euro, fosse di origine oscura e riconducibile a reati contro il patrimonio o fiscali commessi da un fornitore napoletano.

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