Basilicata

Maurizio Casagrande riabbraccia il pubblico calabrese con “La prova del nove”

Rende Teatro Festival, Maurizio Casagrande in scena al Teatro Auditorium dell’Università della Calabria con “La prova del nove”.


RENDE (COSENZA) – Dopo il successo dello scorso anno con “Il viaggio del papà”, Maurizio Casagrande riabbraccia la Calabria con un nuovo spettacolo andato in scena al Teatro Auditorium Unical: “La prova del nove”, inserito nel cartellone del Rende Teatro Festival, organizzato da Dedo Eventi di Alfredo De Luca, in collaborazione con l’Università della Calabria, con il sostegno del Comune di Rende e della Regione Calabria. Un ritorno atteso, quasi inevitabile, per un artista che negli anni ha costruito con il pubblico del Sud un legame diretto, autentico, senza filtri. La sua è un’ironia tagliente e profondamente umana, capace di muoversi con leggerezza anche quando affonda il colpo. Parola e musica si fondono senza soluzione di continuità: una battuta diventa ritornello, una gag si trasforma in assolo.

Maurizio Casagrande in scena con “La prova del nove”

Casagrande non entra in scena: ci scivola dentro, e da lì inizia a costruire — e a smontare — una narrazione che non teme contraddizioni. Sceneggiatore, attore e regista, guida la macchina teatrale con la disinvoltura di un istrione contemporaneo: recita, canta, suona e orchestra ogni momento come parte di un’unica, grande partitura emotiva.

Cambia registro con naturalezza, passando dal pianoforte alla batteria, fino alla chitarra, senza mai perdere quel filo invisibile che tiene insieme il racconto. È un teatro consapevole di sé, che gioca con i propri codici e proprio per questo riesce a restituire qualcosa di autentico. Ne nasce un viaggio dentro il mestiere dell’artista, dove la comicità si intreccia alla musica dal vivo e si apre a momenti di riflessione più profondi. Non mancano omaggi a Pino Daniele, né considerazioni su temi attuali e universali: dalla difficoltà di comprendere la violenza — «Non riesco a concepire l’omicidio, né per odio né per amore. Come si può arrivare a pensare che una persona sia ‘tua’ al punto da ucciderla?» — fino a uno sguardo critico sul mondo degli influencer.

Maurizio Casagrande canta, suona, recita

E poi la musica, protagonista assoluta: «La musica è un’arte fondamentale. Negli Stati Uniti accompagna persino la religione, con musicisti straordinari e cori gospel. Immaginate quanto sarebbe bello se accadesse anche in Italia». È teatro che suona, musica che recita, comicità che si prende il rischio di pensare. Accanto a lui, un gruppo che non fa da contorno ma da detonatore: la voce di Annamaria Lequile, l’ironia spiazzante di Bruno Galasso e l’orchestra formata da Giuseppe Iervolino, Sergio Dileo e Salvatore Rainone. Insieme costruiscono un microcosmo disfunzionale e irresistibile: artisti distratti, presenze fuori tempo, complottismi da camerino. Un’umanità imperfetta che somiglia terribilmente alla nostra.

Il motore drammaturgico de “La prova del nove”

Ma sotto la superficie comica si muove qualcosa di più inquieto. “La prova del nove” diventa anche il racconto di un’identità che sfugge, di una presenza che si scopre invisibile proprio nel momento in cui è al centro della scena. Un paradosso che diventa motore drammaturgico: chi siamo davvero, quando nessuno ci guarda per ciò che siamo? La Prova del Nove è tutta qui: nella tensione tra il bisogno di essere riconosciuti e l’assurdità del cercare conferme in un mondo che cambia continuamente le regole del gioco. Emerge una riflessione amara e lucida sulla condizione di chi calca oggi il palcoscenico.

Maurizio Casagrande allarga lo sguardo e individua nei giovani i veri talenti non riconosciuti del nostro tempo: «Sono molto critico verso un sistema che non coltiva più il talento. Non esiste più una vera fucina, una bottega in cui i talenti possano crescere. Si scelgono figure per motivi che spesso non hanno nulla a che vedere con la qualità», confessa nella nostra intervista prima di salire sul palco del Tau. Un pensiero che attraversa lo spettacolo e ne amplifica il senso, trasformandolo in una denuncia più ampia: quella di un sistema che non forma, non accompagna e spesso non riconosce il valore, lasciando nell’ombra proprio le energie più vive.

Tra spettacolo e realtà

Il titolo promette una verifica, ma non offre soluzioni. Al contrario, moltiplica le possibilità, lascia in sospeso, invita a perdersi. Ma emerge anche la consapevolezza che non esiste un risultato definitivo. Si prova, si riprova, si sbaglia. Si ride. E si ricomincia. E forse è proprio questo il punto: osare. Maurizio Casagrande lo fa da sempre, ma qui sembra spingersi oltre, giocando sul confine tra spettacolo e realtà, tra prova e debutto, tra controllo e improvvisazione. Perché alla fine, più che una prova del nove, questa è una prova di libertà. E non è detto che il pubblico sia uscito dal teatro con una risposta.


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