Maturità 2026, il falso mito dell’alternanza Greco-Latino: ecco tutti i precedenti storici che smentiscono la ‘regola’

Il Ministro Valditara conferma Latino come materia della seconda prova della Maturità 2026 al liceo classico, rompendo l’alternanza dopo il 2025. Un’analisi storica svela che non è una novità: dagli anni Novanta a oggi, le “doppiette” di Latino e Greco sono più frequenti di quanto si creda.
Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha sciolto le riserve: la seconda prova scritta del Liceo Classico per l’anno 2026 verterà sul Latino. La decisione giunge a un anno esatto dall’uscita di un brano del Laelius de amicitia di Cicerone nel 2025, configurando quella che nei corridoi dei licei viene definita una “doppietta”. Questa scelta interrompe la consuetudine dell’avvicendamento tra le due lingue classiche, un meccanismo che studenti e docenti considerano spesso automatico, sebbene la storia dell’Esame di Stato dimostri che questa regola è stata disattesa molto più spesso di quanto la memoria collettiva ricordi.
La regola dell’equilibrio e le sue eccezioni
L’ordinamento del Liceo Classico individua in Lingua e Cultura Latina e Lingua e Cultura Greca le due discipline caratterizzanti. La prassi consolidata vuole che queste materie si alternino annualmente. L’obiettivo pedagogico è quello di garantire che l’attenzione didattica e lo studio degli studenti rimangano equilibrati su entrambi i versanti dell’antichità.
Tuttavia, l’analisi dei decreti degli ultimi trentacinque anni rivela che tale principio “non ha natura di dogma immutabile”. Il Ministero ha violato l’alternanza in diversi momenti chiave, per scelta politica deliberata o per esigenze contingenti, creando precedenti storici significativi.
Gli anni Novanta: il decennio delle irregolarità
Contrariamente alla percezione comune che vede il Latino come “materia rifugio” e quindi più soggetta a ripetizioni, i dati mostrano che gli anni Novanta sono stati un periodo di forte instabilità per entrambe le discipline.
Il primo caso risale al biennio 1990-1991. Dopo l’uscita di Luciano nel 1990, il Ministero propose nuovamente Greco l’anno successivo, selezionando una versione di Epicuro tratta dalla Lettera a Meneceo.
Pochi anni dopo si verificò un episodio spesso dimenticato dalle cronache recenti: una “doppietta” latina. Nel 1994 i maturandi tradussero i Saturnali di Macrobio e, contro ogni previsione statistica, l’anno successivo non uscì Greco. Nel 1995, infatti, Viale Trastevere scelse ancora Latino, proponendo il De Republica di Cicerone.
Il decennio si chiuse con un’altra anomalia, questa volta legata alla Riforma Berlinguer (1997-1999). Nel 1998 gli studenti affrontarono un brano di Demostene. L’anno seguente, il 1999, segnava il debutto del nuovo Esame di Stato (la “nuova maturità”): molti attendevano il Latino per inaugurare il nuovo corso, invece uscì ancora Greco, nuovamente con Luciano.
Le doppiette del Duemila
Con l’ingresso nel nuovo millennio, la tendenza alla ripetizione ha privilegiato la lingua di Roma. Un caso emblematico si verificò nel 2003. L’anno precedente era uscito Cicerone con il Laelius de Amicitia. Ci si aspettava il Greco, invece il Ministero optò per Seneca con le Naturales Quaestiones.
Arrivando alla storia recente, la sequenza si è ripetuta nel biennio 2022-2023. Dopo il ritorno agli scritti post-pandemia con Tacito nel 2022, l’anno successivo vide nuovamente protagonista Seneca.
L’esperimento della prova mista
Esiste un unico precedente in cui il Ministero ha tentato di superare la dicotomia dell’alternanza: la Maturità 2019. In quell’occasione, sotto la gestione dell’allora Ministro Bussetti, fu introdotta la prova multidisciplinare. Il compito richiedeva la traduzione di un testo di Tacito e il confronto con un brano di Plutarco fornito in traduzione.
L’obiettivo era costringere lo studente a un lavoro di analisi comparata, come nel caso del confronto sulla morte dell’imperatore Galba, narrata da entrambi gli autori. L’esperimento, giudicato oneroso per la complessità della griglia di valutazione, non è stato replicato dopo la sospensione dovuta al COVID-19.
I fedelissimi di Viale Trastevere: gli autori più gettonati
Se la materia è ormai certa, resta l’incognita dell’autore. Analizzando lo storico degli ultimi trent’anni, emerge una chiara “geopolitica” delle preferenze ministeriali.
Per il Latino, Seneca è il re indiscusso: con ben cinque apparizioni negli ultimi due decenni (2003, 2007, 2011, 2017, 2023), il filosofo rappresenta il “rifugio sicuro” delle commissioni. Accanto a lui, però, brilla la stella di Cicerone. L’Arpinate non è solo l’autore del 2025: scelto nel 1995, nel 2002 e nel 2009, rappresenta la scelta istituzionale per eccellenza, l’equilibrio della concinnitas che bilancia le asperità di Tacito (2005, 2015, 2019, 2022).
Sul versante greco, le scelte tendono a polarizzarsi su due giganti: Platone (2004, 2010, 2024) e Aristotele (2012, 2018). Tuttavia, non bisogna trascurare il ruolo di Luciano di Samosata, autore brillante e satirico, che ha fatto capolino più volte nelle tracce d’esame (1990, 1999, 2008, 2014), spesso proprio in anni di rottura o transizione come quello attuale.
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