Basilicata

Matera, urbanistica, i “danni” del piano casa

Piano casa a Matera, Legambiente e Inu avevano lanciato l’allarme: «È ormai una deroga continua». Il recente sequestro in piazza Bianco riapre anche il dibattito sulla questione


Il dibattito sul Piano Casa e su una norma che doveva essere transitoria e che invece è ancora in vigore consentendo una sorta di “continua deroga” sotto il profilo urbanistico su più questioni ritorna d’attualità dopo il caso del sequestro di un immobile in costruzione in piazzetta Bianco.

PIANO CASA A MATERA E “LA CONTINUA DEROGA”

Un fatto a sè stante per le specifiche implicazioni ma che ripropone evidentemente indirettamente anche la questione sulla norma che genera situazioni urbanisticamente discusse e discutibili.
La Legambiente materana nei mesi passati proprio su piazzetta Bianco aveva sostenuto: «gli interventi sono stati autorizzati in deroga allo strumento urbanistico vigente, applicando una visione estensiva della Legge Regionale 25/2012 (Piano Casa). Tuttavia, questa legge vieta deroghe e premi volumetrici nelle aree consolidate (zone “B” sature) individuate negli strumenti urbanistici» continuava Legambiente rispetto allo stesso regolamento urbanistico.

LEGAMBIENTE E INU SUL PIANO CASA

«Il Regolamento Urbanistico adottato dal Comune di Matera nel 2018 e approvato nel 2021 definisce il comparto A2 come tessuto consolidato T3, che dovrebbe essere mantenuto e valorizzato». E la la questione del Piano Casa è evidentemente centrale. E la stessa Legambiente insieme all’Inu regionale di Basilicata circa un mese fa a proposito del piano Casa ricordava che «La Legge Regionale n. 25 del 7 agosto 2009, nata come misura “straordinaria e temporanea” per sostenere l’economia lucana e promuovere la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, ha progressivamente tradito i propri obiettivi originari.

LA LEGGE REGIONALE DEL 2009

Quella che doveva essere una risposta limitata nel tempo alla crisi si è trasformata, attraverso continue modifiche, proroghe ed emendamenti – a partire dalla L.R. 25/2012, fino all’eliminazione del suo termine di validità nel 2018 – in una “deroga permanente alle regole urbanistiche”: cosa questa che odora fortemente di “incostituzionalità”.
Un vero e proprio stravolgimento del sistema di pianificazione: i Comuni sono stati progressivamente esautorati delle proprie competenze, mentre la programmazione pubblica è stata sostituita da una “contro-urbanistica” di iniziativa privata, consentita dalla politica, e scollegata dall’interesse generale.

URBANISTICA, PIANO CASA E I RISULTATI SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: intasamento edilizio nelle aree centrali della città, che generano rendite edilizie elevate e poco controllate (e veri e propri “sovraprofitti”), consumo di suolo (anche agricolo ai margini della città) mascherato da “rigenerazione”, erosione e pressione sui servizi urbani e nessuna risposta strutturale ai bisogni dei cittadini, cioè nessuna politica di edilizia sociale e di accesso alla casa». Argomenti che diventano quantomai attuali e che tornano a far riflettere.


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