Matera, il sindaco Nicoletti: «Toto ha aperto scenari instabili»
Il sindaco di Matera Antonio Nicoletti sul caso “presidenza del consiglio”: «Toto ha aperto scenari instabili. Ora passo indietro di tutti».
«Dovremmo fare tutti un passo indietro, per far fare un grande passo avanti alla nostra città. Chi chiede oggi le dimissioni del sindaco, a pochi giorni dalla cerimonia inaugurale di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo, dimostra ancora una volta di avere come interesse il proprio destino politico, e non il destino della città». Arriva nel pomeriggio domenicale post Sanremo la nota del sindaco di Matera, Nicoletti, nella quale prova a fare chiarezza sulle ultime vicende non trascurando un messaggio nemmeno tanto velato al consigliere Augusto Toto e un riferimento al parere del Ministero dell’Interno: «Il parere ricevuto dal Ministero dell’Interno aiuta a superare questa ingessatura potenzialmente permanente, ma purtroppo è giunto dopo la rottura effettuata dal consigliere Augusto Toto che ha aperto scenari di instabilità su cui le forze politiche stanno lavorando.
MATERA, LA NOTA DEL SINDACO NICOLETTI E IL PARERE DEL MINISTERO
La nostra priorità – aggiunge il sindaco – è, e resta, far fronte alle esigenze della città, e per questo la coesione tra esecutivo, Consiglio e struttura amministrativa è fondamentale, a partire dalla fiducia nella professionalità della segretaria, dei dirigenti e dei funzionari tutti». La mancata elezione del presidente del consiglio comunale è di fatto il casus belli degli ultimi mesi insieme al parere del Ministero degli Interni.
IL CASO DELL’ELEZIONE DEL PRESIDENTE E LE CRITICHE ALLO STATUTO
Su questa vicenda il sindaco è perentorio e nella nota inviata aggiunge: «L’impasse nell’elezione del presidente deriva da un articolo statutario scritto male, tanto da essere stato applicato in modo diametralmente opposto negli anni. La Segretaria ha fornito il suo supporto tecnico al Consiglio, e la mancata elezione del Presidente è derivata dall’impossibilità di raggiungere il consenso di ben 22 consiglieri eletti, numero che neanche un sindaco eletto con premio di maggioranza avrebbe avuto, sull’unica proposta di candidatura avanzata».
Solo qualche giorno fa, nel suo articolo Piero Quarto aveva scritto sulla vicenda: «Al dato politico si va ad aggiungere evidentemente anche quello tecnico sull’interpretazione della norma. Partiamo con il dire che se la norma fosse chiara e indiscutibile sia sotto l’aspetto letterale ma anche sotto quello concettuale non ci sarebbe bisogno di chiedere pareri. E che evidentemente a prescindere da come si interpreta questa norma va rivista perché l’interpretazione letterale attuale pregiudica non solo oggi ma anche in futuro l’elezione del presidente del Consiglio».
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