Economia

Massimo Doris: «Non lascio Banca Mediolanum, nessuna avventura in politica»


Parlando di investimenti mai come in quest’ultimo anno, il modo dei mercati è stato scosso dalla politica, quella americana su tutto ma non solo. E parlando dell’Italia, circola con insistenza il suo nome per un ruolo di primo piano nella prossima Forza Italia. Cosa c’è di vero? Le interesserebbe?

Solo lusingato e mi fa ovviamente piacere di essere considerato per un ruolo del genere ma non ho assolutamente alcuna intenzione di fare politica perché mi piace il mio lavoro, ci sono più portato e i risultati del gruppo dicono che mi riesca anche abbastanza bene. Se dovessi accettare di fare politica dovrei abbandonare Banca Mediolanum e non ci penso proprio.

Suo padre ha fatto più o meno la stessa scelta: ha condiviso con Silvio Berlusconi il progetto imprenditoriale della vita ma ha preferito non entrare in politica. La nuova generazione – lei e Marina Berlusconi – come si muove? Vi capita di parlare di politica?

Sì, anche. L’ho incontrata nei giorni scorsi, erano appena usciti gli articoli con l’ipotesi di una mia discesa in campo e ne abbiamo discusso anche con Danilo Pellegrino. Gli ho spiegato che non avevo assolutamente intenzione di entrare in politica e loro hanno totalmente condiviso la mia posizione.

Chiudendo con la politica, la finanziaria ha chiesto al settore bancario un contributo importante, ma lei cosa domanderebbe alla politica?

Di porre maggiormente l’attenzione sulla crescita. Si parla molto del debito pubblico e su questo il Governo, in particolare il ministro Giorgetti, ha fatto un lavoro eccellente, perché avere uno spread a 60 punti base oltre a ridurre gli oneri di rifinanziamento del debito pubblico abbassa i costi di finanziamento delle imprese, crea efficienza nel sistema Italia. Ma il rapporto debito/Pil deve essere gestito sia al numeratore sia al denominatore: bisogna puntare sulla crescita, fiducia, clima positivo e investimenti. La premier Meloni poi ha ridato in generale peso e centralità al nostro Paese.

Dazi, conflitti, rischi geopolitici, il periodo non aiuta?

Bisogna avere ottimismo soprattutto nelle situazioni di crisi, risolvere i problemi e trarne opportunità: è la più grande lezione di mio padre Ennio. Donald Trump, per esempio, non lo puoi certo cambiare ma l’Europa può sfruttare i problemi e il caos dazi, come ha fatto con l’accordo commerciale con l’India e, in parte, spingendo sul Mercosur. I problemi e le crisi vanno sfruttati per creare nuova crescita.

Quello di Banca Mediolanum è stato un cambio generazionale che ha funzionato; è già in arrivo la terza generazione?

Io ho due figli e Sara cinque. Noi due anche in questo ambito siamo della stessa idea: posto che ognuno nella vita deve scegliere la propria strada, qui in Banca Mediolanum le porte saranno naturalmente sempre aperte per tutti loro.


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