Società

Massimo Cacciari: “Abbiamo gli stipendi più bassi d’Europa e parliamo di clima d’odio? Il 90% dei miei dottorandi è emigrato. La formazione di capitale umano è la prima ricchezza e l’Italia lo sta perdendo”

La condizione economica dei giovani italiani torna al centro del dibattito pubblico, mentre emergono sempre più voci critiche verso l’approccio della classe politica alle priorità nazionali.

Gli ultimi dati confermano come l’Italia registri alcuni tra i salari più bassi d’Europa, una situazione che colpisce particolarmente le nuove generazioni costrette a confrontarsi con un mercato del lavoro caratterizzato da precarietà diffusa e retribuzioni inadeguate.

Il contrasto tra le discussioni politiche incentrate su polemiche di carattere generale e le concrete difficoltà economiche vissute quotidianamente dalle famiglie italiane sta alimentando crescenti tensioni sociali.

Intellettuali e osservatori politici iniziano a denunciare apertamente quello che definiscono un pericoloso scollamento tra agenda politica e problemi reali del Paese. La questione assume particolare rilevanza se si considera che i giovani laureati rappresentano spesso la fascia più penalizzata, nonostante gli investimenti formativi sostenuti dal sistema pubblico.

Le priorità sbagliate della politica italiana

Il filosofo Massimo Cacciari, ospite di La 7, ha lanciato una dura critica, accusando la classe dirigente di concentrarsi su temi marginali mentre il Paese affronta crisi economiche strutturali. “Abbiamo gli stipendi più bassi d’Europa e parliamo di clima d’odio? Io gli voglio pure bene alla Meloni, ma cosa vuol dire?”, ha dichiarato il pensatore, sottolineando come le vere emergenze nazionali vengano sistematicamente ignorate.

L’accusa di Cacciari è diretta: mentre si alimentano polemiche su presunti climi d’odio, i giovani italiani vivono condizioni economiche sempre più precarie, con stipendi statali e non statali tra i più bassi del continente europeo. La precarietà lavorativa e i salari inadeguati rappresentano, secondo il filosofo, le vere cause del malcontento sociale.

L’emorragia di cervelli e la perdita di centralità

La fuga di cervelli rappresenta uno dei temi centrali dell’analisi di Cacciari, che ha rivelato un dato drammatico: “Il 90% dei miei dottorandi è emigrato. La formazione di capitale umano è la prima ricchezza e l’Italia lo sta perdendo”. Il filosofo ha evidenziato come questa non sia più l’emigrazione di un secolo fa, caratterizzata da lavoratori non qualificati, ma l’esodo di laureati, diplomati e dottorati che rappresentano il futuro del Paese.

L’Italia, secondo Cacciari, ha perso progressivamente centralità economica e politica rispetto al passato, quando rivestiva un ruolo strategico durante la Guerra Fredda nell’equilibrio tra le superpotenze. Oggi il Paese si limita a “barcamenarsi” con politiche di centro-sinistra e centro-destra senza più un ruolo rilevante nello scenario internazionale.

La critica alle politiche economiche e salariali

L’affondo più diretto di Cacciari è rivolto alle politiche salariali del governo, con particolare riferimento alla questione del salario minimo. “Ma vogliamo scherzare, da dove vive sta gente”, ha esclamato il filosofo riferendosi alla classe politica che evita di affrontare il tema dei salari inadeguati. Secondo Cacciari, denunciare le reali condizioni economiche degli italiani non significa “fomentare l’odio”, ma semplicemente “dire le cose come stanno”. Il filosofo ha sottolineato come “tutto il ceto medio italiano ha in tasca sempre di meno”, mentre la politica continua a eludere interventi strutturali sui redditi da lavoro.

L’emorragia di talenti verso l’estero

Il fenomeno della fuga di cervelli, come sottolineato da Cacciari, assume dimensioni sempre più preoccupanti, trasformandosi da episodico a strutturale. Non solo l’ex sindaco di Venezia, ma anche altri accademici e ricercatori segnalano come una percentuale altissima di dottorandi e specializzati preferisca cercare opportunità professionali all’estero piuttosto che rimanere in Italia.

Non si tratta più dell’emigrazione economica tradizionale, ma dell’esodo di capitale umano qualificato che rappresenta un investimento formativo per il Paese. Le università e i centri di ricerca denunciano la difficoltà nel trattenere i migliori talenti, che trovano all’estero non solo migliori condizioni economiche, ma anche sistemi più efficienti per valorizzare le competenze acquisite.

La formazione del capitale umano viene ormai riconosciuta come uno degli asset fondamentali per la crescita di un Paese moderno, ma l’Italia sembra non riuscire a trasformare gli investimenti formativi in opportunità concrete per i propri giovani.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »