Cultura

mary in the junkyard – Role Model Hermit

Clari Freeman-Taylor (voce e chitarra) Saya Barbaglia (viola e basso) e David Addison (batteria) si conoscono da quando avevano quattordici anni, ben prima di formare i mary in the junkyard, visto che si sono incontrati in un campo estivo per giovani musicisti. Freeman-Taylor è cresciuta a Kimpton, un pittoresco e antico villaggio a nord di Londra, pieno di storie e paesaggi caratteristici.

Credit: Daisy & Tomos Ayscough

Personaggi, ricordi, volti e persone realmente esistite che popolano i brani di questo primo album prodotto da Oli Bayston e  Ben Baptie. “Role Model Hermit” colpisce fin dalla copertina creata da Daisy Ayscough, con Clari Freeman-Taylor che indossa protesi e barba finta per assomigliare al protagonista del brano “Mouse”.

C’è qualcosa di profondamente nostalgico e fiabesco nelle canzoni dei mary in the junkyard, nell’intreccio cadenzato degli strumenti, nel riverbero delle chitarre, un sound a volte minimale e dalla struttura non convenzionale come in “Mantra III” e “New Muscles” altre vicino all’indie rock classico (“Blood”, “Seek And Destroy”, “Myrtle”) interpretato con assoluta personalità.

La melodica voce di Freeman-Taylor è magnetica, cattura l’attenzione in modo disarmante, per l’onestà con cui racconta i piccoli e grandi eventi in “Peter The Dog” o “Crash Landing”, uno dei momenti più drammatici e sofferti, “Welcome Break” e “Candelabra”, brani intensi e delicati che ricordano i Big Thief.

Il produttore cinematografico (e fondatore di Tin Drum) Todd Eckert che da tempo apprezza i mary in the junkyard li ha definiti una band che sembra aver ascoltato molta musica rock non comprendendola fino in fondo, cosa che David Addison ritiene un vantaggio e, soprattutto in una ballata dark e misteriosa come “Thou Shalt Sprout” rende ancora più intrigante il mondo musicale di “Role Model Hermit”.


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