Martina Igini, la bolzanina giornalista a Hong Kong: «Una sfida quotidiana» – Cronaca
BOLZANO. Aveva 21 anni quando, da studentessa di giornalismo a Vienna, Martina Igini sedeva come tirocinante dietro una scrivania della nostra redazione per muovere i primi passi nel mestiere. Oggi, a 28, vive a Hong Kong ed è caporedattrice e responsabile della testata “Earth.Org”, un sito indipendente e no profit che riporta notizie e approfondimenti sulla situazione climatica internazionale. L’anno scorso ha registrato 8 milioni di lettori, circa 40mila abbonati alla Newsletter e oltre cento collaboratori che scrivono da tutto il mondo.
Martina Igini li coordina, discute con loro dei temi da affrontare e, nel frattempo, partecipa a conferenze sul clima e giornalismo, collabora con l’università, presta voce e conoscenze a podcast e programmi. Dopo i primi due anni nella città dei grattacieli, a vivere in una stanza «grande come il letto», si è trasferita in un’isoletta a una ventina di chilometri dal centro della metropoli. A Hong Kong, racconta, il tempo «scorre a due velocità»: la dimensione urbana, a mille, e i villaggi nella natura, dove si gira a piedi e regna la calma. La regione, un territorio enorme a sud est della Cina, «stupisce da quanto è bella. Ma allo stesso tempo viverci significa fare i conti con una situazione politica sempre più tesa, caratterizzata da un forte controllo da parte di Pechino. Un territorio autonomo su carta, ma di fatto soggetto a forte stretta dopo l’imposizione della Legga sulla sicurezza nazionale nel 2020.
Non è un buon momento per il giornalismo a Hong Kong…
Negli ultimi cinque anni anche la libertà di stampa ha subito limitazioni e molte redazioni hanno chiuso (Il sito di Amnesy international riporta più casi di giornalisti arrestati e condannati nella regione, ndr). Fortunatamente noi operiamo in un contesto internazionale, parliamo di clima, ovviamente anche della Cina, ma con tutte le cautele necessarie per continuare a fare questo mestiere. Anche il mio compagno è giornalista, abbiamo pensato di andarcene, ma poi ha prevalso il dovere morale di rimanere tra i pochi.
Crede che la situazione migliorerà?
Per il momento no. Hong Kong sotto a molti punti di vista sarebbe simile a una città Europea, con tutte le libertà, banalmente il libero accesso a internet e ai social. Oggi l’impressione è che si stia chiudendo in se stessa, sempre più vicina alla Cina in tutti i sensi. Però, nonostante casa mi manchi sempre di più, voglio rimanere qui: per il motivo che ho detto prima, ma anche per la bellezza del posto, l’efficienza di trasporti e servizi, la posizione nel cuore dell’Asia, il facile accesso alla natura. I grattacieli e la modernità che vediamo in foto rappresentano solo una piccola parte della regione, il resto è ancora incontaminato.
Torniamo indietro negli anni: lei ha mosso i primi passi come stagista all’Alto Adige. Com’è nata la passione per il giornalismo?
Mi è sempre piaciuto scrivere, ma in parallelo avevo la passione per le lingue straniere. Al liceo sono andata in Irlanda per l’anno all’estero e sempre lì ho preso il diploma. Poi mi sono iscritta all’università di Vienna al corso di Transkulturelle Kommunikation. In Austria ho conosciuto studenti iscritti a giornalismo, e si è riaccesa in me quella voglia di provare a scrivere. Mi sono iscritta a comunicazione e ho preso le due lauree in contemporanea. In quel periodo ho svolto per un mese il tirocinio in redazione all’Alto Adige mi ha insegnato moltissimo e soprattutto mi ha dato una solida base, oltre che un confronto reale con la professione giornalistica. Dalla dimensione locale poi ha scelto quella internazionale…
Al tempo mi interessavo di politica e relazioni internazionali: durante gli studi a Vienna ho avuto modo di svolgere anche un tirocinio all’Onu. Ho realizzato di volere proseguire sulla strada del giornalismo ma in un contesto più ampio. Mi sono trasferita a Hong Kong mentre stavo concludendo il master all’università di Vienna. Nel frattempo, per aggiungere esperienze lavorative, ho iniziato a scrivere come volontaria per il sito “Earth.org” e lì sono rimasta…
Da collaboratrice volontaria a caporedattrice, che effetto fa?
Quando ho finito l’università ho avuto la fortuna che loro stessero cercando un “assistant manager”. Poi la persona nella posizione sopra la mia se n’è andata, e io mi sono trovata a ricoprire il suo ruolo. È stata un’enorme occasione per mettermi in gioco, ma non avendo maturato molta esperienza lavorativa ci ho messo del tempo prima di convincermi di essere all’altezza, di avere le qualifiche per dirigere una testata giornalistica. Nell’ultimo anno e mezzo mi sono spinta a fare cose che prima non facevo: andare alle conferenze, curare le pubbliche relazioni.
I numeri dimostrano che sta facendo un buon lavoro.
Col senno di poi sento di avere contribuito alla crescita del sito. Lavoro e coordino collaboratori da tutto il mondo, alcuni sono giornalisti, altri scienziati o esperti che scrivono per interesse. Io mi occupo della revisione, verifica dei fatti prima della pubblicazione, di gestire i fotografi e tutti i progetti paralleli che negli anni sono nati in collaborazione alla testata.
È difficile per una testata rimanere indipendente?
La nostra fortuna sono i lettori: tante persone nel mondo sono fortemente interessate al clima e per avere una buona informazione a riguardo sono disposti a investire. Il sito è gratuito e ad accesso libero, noi viviamo grazie alle donazioni, l’anno scorso hanno superato i diecimila dollari, e al supporto del fondatore che in caso di necessità supporta economicamente il sito. Personalmente curo molto il rapporto con i lettori, con alcuni sono in contatto, c’è un confronto sui temi e sulle notizie.




