Cultura

Martin Scorsese scuote gli addetti ai lavori, adottando uno strumento controverso: “Il cinema deve evolversi”

Martin Scorsese, uno dei registi più influenti della storia del cinema, ha deciso di abbracciare l’intelligenza artificiale. Il maestro ottantunenne è entrato a far parte come consulente di Black Forest Labs, un’azienda tedesca specializzata in modelli generativi di AI, con l’obiettivo dichiarato dispingere i confini della creatività per creare esperienze più profonde e ricche per il pubblico“.

La notizia, annunciata oggi, 2 giugno 2026, ha sorpreso molti addetti ai lavori. Scorsese, dopotutto, rappresenta una certa idea di cinema artigianale, fatto di meticolosa preparazione e controllo totale sul set. Eppure, nelle sue parole pubblicate sul sito di Black Forest Labs, emerge una visione pragmatica e curiosa del progresso tecnologico. “Il cinema è un mezzo giovane, ha solo circa 125 anni, quindi dobbiamo essere aperti a come può evolversi“, ha dichiarato il regista.

Per Scorsese, l’AI non rappresenta una minaccia alla creatività, ma un’estensione degli strumenti che ha già utilizzato nella sua carriera. Ha ricordato come abbia sperimentato il 3D con Hugo Cabret e la tecnologia di de-aging digitale per ringiovanire Robert De Niro, Al Pacino e Joe Pesci in The Irishman. Ora, secondo le sue parole, questa nuova tecnologia gli permette dicondividere ciò che sto visualizzando in modo più chiaro ed efficiente con il mio team creativo: il production designer, l’art designer e il direttore della fotografia, affinché possano costruirci sopra per arricchire l’intelligenza cinematografica“.

Nel video promozionale girato nel suo ufficio di New York, Scorsese mostra concretamente come sta utilizzando FLUX, il modello di intelligenza artificiale generativa sviluppato da Black Forest Labs. Il regista lo usa per creare storyboard dettagliati, traducendo rapidamente le immagini della sua mente in riferimenti visivi condivisibili con la troupe. Durante la dimostrazione, Scorsese richiama la celebre scena del Copacabana in Quei bravi ragazzi, quel piano sequenza iconico che segue Henry Hill attraverso i corridoi e la cucina del nightclub fino al tavolo in sala. Ogni “vignetta” di quella scena, spiega, richiedeva una messa in scena intricata e lunghe prove.

Se avessi avuto uno strumento come questo, avrei potuto capirlo molto più velocemente e avrei potuto risparmiare tempo di produzione, oltre a ridurre lo stress per la troupe“, ha affermato Scorsese nel video. Il risparmio di tempo in fase di pre-produzione si traduce direttamente in risparmio economico, un aspetto cruciale per qualsiasi produzione cinematografica moderna. “Durante il processo di pre-produzione, il tempo costa denaro, e questo ci ha permesso di muoverci più velocemente senza sacrificare qualità o mestiere“, ha aggiunto nella sua dichiarazione ufficiale.

Scorsese non è il primo grande regista premio Oscar ad avvicinarsi all’intelligenza artificiale. James Cameron, il visionario dietro Avatar e Terminator, siede nel board di Stability AI. Peter Jackson, il regista della trilogia di Il Signore degli Anelli, ha dichiarato durante una masterclass al Festival di Cannes il mese scorso che “non detesta” l’AI, paragonandola a “un effetto speciale“. Per Jackson, come per Scorsese, la tecnologia è semplicemente un altro pennello nella tavolozza del regista.

Non tutti condividono questo entusiasmo. Guillermo Del Toro, regista messicano vincitore dell’Oscar per La forma dell’acqua e Il vicolo delle anime perdute, ha ripetutamente attaccato l’uso dell’AI nel cinema. Lo scorso mese ha criticato duramente chi crede che “l’arte possa essere fatta con una fottuta app“, e l’anno scorso aveva dichiarato che “preferirebbe morirepiuttosto che usare l’AI generativa nei suoi film. Per Del Toro, l’intelligenza artificiale rappresenta una minaccia esistenziale all’autorialità e al mestiere artigianale che definisce il cinema d’autore.

Il dibattito riflette una frattura più profonda che attraversa Hollywood in questo momento storico. L’industria cinematografica sta entrando in una nuova ondata di adozione dell’AI, tra entusiasmo e resistenza. Il Tribeca Festival ospiterà la première mondiale di “Dreams of Violets”, un docudramma di 75 minuti completamente generato con intelligenza artificiale, incentrato sulla resistenza civile iraniana. Gareth Edwards, regista di Rogue One: A Star Wars Story, ha dichiarato durante l’evento AI on the Lot di Amazon la scorsa settimana di voler creare un film ibrido che combini riprese tradizionali e AI generativa.

La posizione di Scorsese, nel mezzo di queste polarizzazioni, sembra incarnare un pragmatismo generazionale. Il regista, che ha attraversato decenni di rivoluzioni tecnologiche, dal passaggio dal bianco e nero al colore, dall’analogico al digitale, dal 2D al 3D, vede l’AI come l’ultima di una lunga serie di trasformazioni. Non come sostituto della creatività umana, ma come acceleratore del processo creativo. Uno strumento che libera tempo mentale ed energia fisica per concentrarsi su ciò che davvero conta: la visione, la narrazione, l’emozione.


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