Toscana

marino fa mercato


Un anno fa l’ordinanza del sindaco di Bibbiena con la quale veniva imposto alla Marino Fa Mercato Spa la rimozione e lo smaltimento di rifiuti presenti nell’area dell’ex cementificio Sacci. A distanza di un anno, nel quale la proprietà ha presentato un ricorso al Tar per l’annullamento del provvedimento, è arrivata la sentenza del tribunale amministrativo della Toscana che di fatto rigetta le richieste dell’azienda. 

La vicenda 

La vicenda dell’ex cementificio è complessa e negli ultimi anni al centro di una battaglia legale che vede contrapposta la società e il comune di Bibbiena. 

La società di Marino Franceschi dal 2003 è proprietaria del complesso dell’ex cementificio Sacci di Corsalone. Un’area non esente da criticità ambientali, che già nel 2006 fu ispezionata dall’Arpat la quale rilevò la presenza di rifiuti e materiali contenenti amianto. All’epoca fu redatto  redigeva un piano di investigazione e smaltimento rifiuti, approvato dalla Provincia di Arezzo, e la società si occupò di ripulire l’area. Dieci anni dopo la procura di Arezzo ne dispose il sequestro: l’ipotesi di reato era quella di abbandono di rifiuti. Seguirono ordinanze comunali e nuovi interventi di smaltimento, fino a quando nel luglio 2020 il Comune di Bibbiena revocò l’ordinanza, sostenendo che non vi fossero rifiuti in grado di arrecare danno alla salute. Ne seguì un procedimento penale concluso con un “non luogo a procedere” per la prescrizione, l’assoluzione del legale rappresentante e fu disposta la restituzione  dell’intera area.

Al momento del dissequestro, nell’aprile del 2023, l’ennesimo colpo di scena: Arpat eseguì dei campionamenti e rilevò la presenza di rifiuti speciali (lana di roccia, tela gommata, inerti, rottami) e preseza di amianto e fibre cancerogene. L’esito degli accertamenti fu comunicato al Comune e fu sollecitata l’adozione di una nuova ordinanza. E così l’ente, nel luglio di quell’anno emanò un’ordinanza urgente. Il provvedimetno fu impugnato dalla società e fu annullato dal Tar. Il 19 febbraio del 2025, un anno fa, la nuova ordinanza del Comune con la quale veniva chiesto alla società di provvedere “alla rimozione e allo smaltimento dei rifiuti presenti nell’area nonché alla predisposizione di un piano operativo entro 30 giorni e al completamento delle operazioni entro 120 giorni”.

La società ha presentato un nuovo ricorso al tar. L’altro ieri la sentenza: il tribunale amministrativo ha rigettato il ricorso, l’ordinanza del Comune non sarà annullata. 

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