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Maria BC – Marathon: Il mondo brucia :: Le Recensioni di OndaRock

E’ un fluttuare di ombre, nebbia e pioggia sottile, è un folk etereo e lievemente psichedelico, appena scalfito da percussioni felpate, chitarre annoiate e tastiere consunte. “Marathon” è un altro affascinante capitolo di una saga musicale dove l’elemento di pericolo è rappresentato dalla luce e non dall’oscurità.

Giunta al terzo appuntamento discografico, Maria BC sceglie toni meno descrittivi e più esplorativi: sonorità avvolgenti abbracciano parole e silenzi con una spiritualità ultraterrena, ma è oltremodo selvaggio l’incedere slowcore delle tredici tracce, scosse da un’irrequietudine costante che si nasconde nei plumbei accordi di chitarra. Anche le attitudini da mezzosoprano dell’autrice restano sospese in un limbo fino ad assomigliare a un sussurro (“Sabotage”, “Safety”). Le meditative sceneggiature strumentali accolgono armonie più composite e affini al cantautorato, la tensione emotiva è più ricca e variegata e il tutto assume i contorni di un racconto ben definito.

Che “Marathon” sia l’album più viscerale di Maria BC appare chiaro già dalle prime note della title track, dove fanno bella mostra di sé sonorità spoglie e aspre, messe a nudo con graffi noise. Che a seguire sia l’esortazione di “As The Earth Turns” è emblematico: l’autrice mette a confronto l’uomo e la tecnologia ammonendo l’ascoltatore sull’importanza delle nostre scelte.
Nel raccontare di questo eterno dilemma etico, di lotta eterna tra caos e vita, Maria BC modella ballate folk con echi sonori inquietanti (“The Sound”), brani spogli fino ad apparire diafani (“Miami”), a volte esteticamente seducenti (“Rare”) e perfino dotati di una fisicità roboante (“Port Authority”).

“Marathon” è un fulgido esempio di libertà creativa ed espressiva. Maria BC va ben oltre le regole dell’ambient-folk, dell’estasi shoegaze e dell’avvenenza dream-pop, per un album che entra con potenza nello stesso immaginario esplorato da Beth Gibbons (“Night & Day”), utilizzando sfumature cromatiche diverse (“May This Rain”), consegnandoci uno dei lavori più originali e incisivi dell’anno in corso.

15/03/2026




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