Calabria

Mareggiate e prevenzione dei rischi in Calabria. La parola all’esperto: «E se lasciassimo in pace i torrenti?»

Domenico Carrà è un geologo con laurea e dottorato di ricerca all’Istituto di Scienze Marine del Cnr di Bologna. Gli abbiamo rivolto alcune delle domande più comuni tra chi sta assistendo, in queste settimane, ai danni conseguenti al passaggio dei cicloni mediterranei e tocca con mano gli effetti dell’erosione costiera.

Dottor Carrà, salta agli occhi, specie a chi negli anni ’70 e ’80 c’era già, l’evidente riduzione della superficie delle spiagge, specie nel litorale ionico. Quali sono le sue cause?
«Si, è vero: le spiagge si sono assottigliate significativamente negli ultimi cinquant’anni. Ritengo che la causa principale non sia tanto da cercare nelle mareggiate (che sono sempre avvenute) ma nella mancanza di apporti solidi dai corsi d’acqua, delle fiumare nel caso della costa ionica. Garantivano un rinascimento naturale e continuo. Le fiumare, per loro conformazione, allo sfociare sui litorali assumono una morfologia con bassissima pendenza a fronte di un alveo molto ampio. Pertanto, vista la loro conformazione, esse tendono a depositare gli apporti solidi prima di arrivare al mare. Nel corso degli anni però, le stesse fiumare e i corsi d’acqua in genere, sono stati modificati dall’intervento dell’uomo con opere quali briglie che riducono la pendenza, diminuiscono la velocità della corrente e la sua capacità di trasporto. O, in altri casi, l’alveo dei fiumi è stato cementificato impedendo la infiltrazione dell’acqua nel terreno e il conseguente prelievo e trasporto del sedimento, con l’effetto doppiamente negativo di annullare il trasporto solido e rendere devastante la velocità delle acque».
L’articolo completo è disponibile sull’edizione cartacea e digitale


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