Trentino Alto Adige/Suedtirol

Marco Buraschi: «Facevo il bodyguard, adesso ho un’azienda» – Bolzano



BOLZANO. Quella mattina ha bussato da Durnwalder. Erano le quattro. “Kaiser Luis” stava già lì, a Palazzo Widmann ad aspettare i “clientes” detto alla latina. “Sono entrato e gli ho parlato”. E lui? «Oh finalmente qualcuno che si da da fare e non mi chiede di finanziarlo, mi ha detto».

Quel qualcuno era Marco Buraschi. Il “darsi da fare” riguardava una professione, la sua: buttafuori e sicurezza. Fino al 2009 un lavoro non come un altro ma ai confini dell’ufficialità. Niente tutele, nessun protocollo, una sorta di terra di nessuno. «Non ho chiesto soldi ma, visto che eravamo e siamo in autonomia, di riconoscere il senso di una professione», dice oggi Buraschi che ha messo in piedi, negli anni, una azienda con 600 collaboratori. «Oddio non tutti fissi, naturalmente. Noi ci muoviamo a chiamata. Niente sabato o domenica. Ma tutto regolare al millimetro».

È la Sts Security, creatura prima sognata e poi realizzata da un amante delle arti marziali che ha fatto di una passione un modo di stare al mondo offrendo servizi, consulenze, sicurezza, passando infine per una formazione in pedagogia sociale, spesso coinvolto dalle forze dell’ordine, che affianca alla bisogna, ognuno ben circuitato nel suo rispettivo ambito. Molti membri attivi della Sts sono vigili del fuoco, specialisti nel soccorso, ex militari. «Niente scherzi qui si lavora seriamente» dice. Ecco, la sicurezza. Questione complicata. Sta in mezzo agli eventi, tra un sacco di gente che si agita e, magari, beve; ha a che fare con le case di chiunque, spesso non protette da incursioni ladresche o peggio, la si chiede alle Olimpiadi, per fare un esempio recente. «Mi hanno invitato a seguire il Giappone a Milano e la Germania a Cortina» rivela. A metà tra compagno di viaggio, consigliere, supporto i logistico, fornitore di tecnologia.

Vita difficile?

Ci sono notti che me lo chiedo. Ma poi mi dico: non potresti fare altro. Stare in mezzo alle cose quando avvengono, ecco cosa mi mancherebbe altrimenti.

Iniziata come?

Con le arti marziali. E poi informandomi. Certo, non è stato semplice. All’inizio fare il buttafuori, per dirla facile, era ai margini dell’illegalità. Ma è in quella esperienza che ho capito una cosa che poi mi ha accompagnato fino ad oggi.

Vale a dire?

La prevenzione. Fare di tutto perché le cose brutte non accadano, non accontentarsi di arrivare quando tutto è già avvenuto.

Cosa intende?

Proteggersi inizia dall’autoprotezione preventiva.

Esempi?

Una casa. Osservare bene le proprie finestre, immaginare dove potrebbero aggredire i ladri, farsi un giro per l’appartamento con l’occhio di chi ha già intenzione di danneggiarlo. Una grata ad una finestra al piano terra o al primo. Telecamere dove servono. Ma non solo quelle che certificano un fatto già avvenuto o in essere. No, nel caso quelle collegate ad un altoparlante.

Esperienze personali?

Ho visto dal telefonino una donna che stava compiendo una irruzione. Ho acceso il microfono e le ho urlato: ti vedo, sto per arrivare. Ecco, anche questa è prevenzione. Osservare i punti critici e muoversi rapidi.Ma poi di casa si esce. E allora?Pensiamo alle vacanze. Il modo di uscire di casa più allettante. Ebbene, anche in questo caso serve prevenzione.

Lì come si dispiega?

Farsi domande semplici, ma farsele: c’è un ospedale vicino al posto dove andrò, e a che distanza? Il farmaco che uso di solito in alcune occasioni è disponibile nel Paese che sto per raggiungere? Ho persone che si sono trovate ferme alle Maldive con la medicina di cui avevano bisogno che si era esaurita. Questa verifica va fatta prima, nel caso informandosi e poi portandosela dietro.

Cosa vede di fragile nei sistemi di sicurezza più facilmente disponibili?

Che agiscono quando è tardi. Faccio molte serate informative in proposito, aperte a tutti.

E lì qual è il messaggio?

Ditevi: non sono una preda facile. Ho anche scritto un libro. Per ora solo in tedesco ma presto in italiano: Anticipare vuol dire pensare.

Se la chiamano bodyguard?

Bene. Ma dobbiamo essere tutti un po’ bodyguard di noi stessi. Per questo non smetto di raccontare, di incontrare persone, di tenere corsi. Tanto lavoro in meno anche per polizia e carabinieri.

Come sono i rapporti con loro?

Ottimi. Ci si consulta, io sono a disposizione. Prima di una festa di paese, per dirne una, i carabinieri mi chiamano. Io dico quello che possiamo fare, soprattutto sul piano della prevenzione.

A proposito qui si beve molto.

Ecco, ci siamo sentiti anche con i sindaci. Il problema è che tu puoi proibire la vendita di bevande alcoliche e superalcoliche nel locale, ma fuori? Con azioni coordinate siamo passati in Alto Adige da due o tre coma etilici a settimana allo stesso numero al mese e poi all’anno.

Eventi critici?

I maturaball. Sono una tradizione. Sbagliato vietarli, bene invece prevenire e sorvegliare chi beve all’esterno.

Lei è nato qui?

Sì, a Trodena. Conosco bene gli ambienti.

E oltre la sicurezza?

L’investigazione. Mi telefonano ogni giorno mogli o mariti.

Tradimenti?

Soprattutto. Ma poi ci sono le aziende: chi sfugge al timbro del cartellino, dipendenti infedeli.

Ora ci sono stati i Giochi.

Impegnativi. Milano, Cortina, Anterselva. Ma sono chiamate private. Atleti, squadre, delegazioni. Spesso i volontari non ce la facevano da soli.

In quel caso che è successo?

Ingaggi anche poche ore prima. Se ci si trova scoperti per un trasferimento o un invito pubblico, mi hanno telefonato la sera per far arrivare un paio dei miei la mattina. Siamo flessibili.




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