Cultura

Maraudeur – Flaschentrager | Indie For Bunnies

Le Maraudeur sono una band originaria di Ginevra e ora di stanza a Lipsia, nell’ex Germania dell’est. Il decadentismo, l’anticonformismo della Berlino orientale ci sono tutti. Ci si perde nella migliore no-wave, in un post-punk surreale e dadaista. Non a caso il Dadaismo è nato in Svizzera.

Credit: Press

Abbiamo voci filtrate e distorte, riff che si trasformano in suoni giocattolo e viceversa. Dieci pezzi per una durata complessiva di ventitre minuti. “Flaschentrager” è un album che si deve ascoltare d’un fiato, come si butta giù un bicchiere di vodka.

Con “EC Blah.Blah” abbiamo una partenza semplice, energica, esplosiva. “La Jaguar” gioca sull’alternarsi tra momenti dolci e taglienti, melodici e nervosi. Qualcosa di elegante e pericoloso al tempo stesso. Sempre sostenuta da ritmi nervosi ma più luminosa, con toni poetici e e surreali è “Ah”. “58141″ e “Robot Machine” vedono il contributo di Myriam Faisandier e i giochi di synth la fanno da padroni. “Clever Sneaker” è il pezzo più noisy. Conclude il brano “Hollow”, delicato ma oscuro. Un totale di ventitre minuti di piccola genialità no-wave.

Le Maraudeur, con i loro suoni sghembi e il loro cantato buttato via, giocano a un gioco molto serio. Cambi di ritmo, riff spigolosi, parti sensuali e oblique, momenti più melmosi e scuri. Tutto tenuto insieme da una splendida energia dissacrante. Come nelle migliori tradizioni, un buon prodotto contiene sempre gli opposti. Questo è un disco giocoso e insieme decadente. Spontaneo ma a regola d’arte.

In un’intervista, la band ha dichiarato che uno degli obiettivi era catturare l’energia che hanno dal vivo: molti brani sono infatti vecchi, suonati a lungo dal vivo, ma registrati in studio con un approccio live proprio per riprendere quella tensione.
Questa scelta si sente nell’album: la registrazione non è patinata, ma ha una trasparenza e un’immediatezza che rendono giustizia alla grande chimica tra i membri di una band che dimostra un’identità molto chiara, sia sonora che concettuale.


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