Manifesta Resistenza, a Campobasso gli scatti di Michele Montano contro la violenza di genere | isNews
Da domani al 4 marzo la mostra fotografica sarà ospitata negli spazi del Circolo Sannitico
CAMPOBASSO. Da domani 23 febbraio fino a 4 marzo, Campobasso ospiterà negli spazi del Circolo Sannitico, la mostra fotografica “Manifesta Resistenza”, promossa dall’Aps Tèkne e dall’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune. Al centro dell’esposizione, venticinque scatti in bianco e nero firmati da Michele Montano che trasformano la piazza in un luogo simbolico di coscienza collettiva e di rivendicazione democratica contro la violenza di genere.
Le immagini raccolgono l’energia delle manifestazioni e la restituiscono come narrazione che supera la cronaca, assumendo un valore antropologico. I volti, i gesti, i cartelli scritti a mano diventano parte di una grammatica visiva in cui la parola si fa scudo, protezione e affermazione identitaria. Montano costruisce una sequenza compatta, quasi una pellicola immobile, dove ogni fotografia invita alla sosta e alla riflessione. Il bianco e nero non addolcisce né spettacolarizza il dolore, ma ne scolpisce i contorni, elimina il rumore del colore e concentra lo sguardo sulla forza del messaggio, opponendosi alla logica seduttiva della società dell’immagine.
Il lavoro affonda le radici nella grande tradizione italiana della fotografia sociale e di strada, anche attraverso il dialogo intellettuale con Pino Bertelli, e richiama la lezione di Tano D’Amico, maestro nel catturare il “tempo dell’attesa” racchiuso in un istante condiviso più che rubato. Nelle fotografie emerge inoltre un’eco della passione civile di Letizia Battaglia, nella scelta di raccontare le donne non come vittime, ma come presenze attive e consapevoli che occupano lo spazio pubblico con determinazione.
“Manifesta Resistenza” non si propone come semplice omaggio alle battaglie per i diritti delle donne, ma come testimonianza personale e collettiva di una difesa quotidiana della dignità umana. Montano rinuncia all’estetica fine a sé stessa per privilegiare l’essere, restituendo immagini attraversate da ironia, memoria e da una profonda richiesta di riconoscimento. In queste fotografie la piazza diventa specchio di una comunità che chiede di essere vista nella propria interezza e che, attraverso la forza delle parole e dei volti, rivendica il diritto di ogni donna a camminare nel mondo senza paura.
“Questo racconto fotografico non è un omaggio al percorso di lotta per i diritti della donna, è una testimonianza personale della difesa quotidiana dei diritti di tutti” dichiara l’autore, che mette da parte la ricerca dell’estetica fine a sé stessa per favorire l’essere. C’è ironia, c’è memoria, ma soprattutto c’è l’anima di chi non risparmia nulla alla società civile, chiedendo di essere visto nella propria interezza.
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