Abruzzo

Mancano la manutenzione quotidiana e il completamento delle nuove strutture


Giancarlo Odoardi pone alcune riflessioni dopo essere tornato all’interno della pineta dannunziana, a distanza di qualche mese dall’ultima segnalazione riguardante i bagni del comparto 2 a ridosso dello stadio:

“A distanza di qualche mese dalla mia ultima segnalazione (link in fondo all’articolo), torno a dare un’occhiata a come sono messi i servizi igienici nel comparto 2 della Riserva naturale regionale Pineta Dannunziana, quello dietro lo stadio. Allora il problema erano le loro condizioni: bagni esistenti e aperti, non so quanto funzionanti, ma in uno stato che rendeva piuttosto difficile considerarli adeguati a un’area protetta così frequentata.

Oggi la situazione è cambiata. In peggio. I cancelli di ingresso ai due locali sono chiusi e un cartello informa che i bagni sono «temporaneamente non agibili in quanto vandalizzati». Certamente una spiegazione, seppur pilatesca: ma praticamente per chi frequenta la Riserva i servizi igienici non ci sono più.

Qualche giorno fa ho fatto due passi nel comparto 4, quello del laghetto, con le mie nipotine. Qui, appena un mese fa, è stata inaugurata la nuova struttura costruita al posto della casetta in legno distrutta dall’incendio del 2021. Un intervento da 240 mila euro che comprende spazi destinati agli anziani, un’aula per attività didattiche e di educazione ambientale e due campi da bocce.”

Odoardi prosegue:

“Al momento dell’inaugurazione la casetta è stata presentata dall’amministrazione comunale come un luogo di incontro e condivisione e come una struttura riconsegnata agli anziani che già frequentavano quella precedente. I campi da bocce venivano indicati come «già fruibili». Per la gestione delle attività di formazione e divulgazione ambientale, invece, è prevista l’individuazione di un’associazione attraverso le procedure di legge.

A distanza di poche settimane, però, ciò che si vede restituisce un’impressione singolare. La casetta è chiusa e non si notano tracce di attività. Il campo da bocce, pur dichiarato già fruibile, presenta l’aspetto di uno spazio poco vissuto, con foglie e rami secchi caduti dagli alberi circostanti. E non siamo ancora in autunno.

Nello stesso comparto c’è poi una seconda struttura, realizzata dal Comune e destinata a chiosco-bar, per un investimento di altri 208 mila euro. Anche questa è finita, almeno nella sua parte edilizia, ma all’interno non si vedono attrezzature e la sistemazione del terreno circostante sembra ancora da completare per renderla agevolmente accessibile. Nulla impedisce, naturalmente, che la casetta venga aperta e utilizzata in un futuro prossimo o che per il chiosco siano già previste ulteriori fasi di allestimento e affidamento. Mi limito a registrare ciò che si vede oggi.”

Infine conclude:

“Ed è proprio mettendo insieme le situazioni dei due comparti che nasce qualche interrogativo. Da una parte abbiamo un’area frequentata da anni, nella quale esiste un servizio essenziale che avrebbe avuto bisogno di manutenzione e gestione e che oggi risulta addirittura chiuso. Dall’altra abbiamo un comparto nel quale sono stati realizzati importanti investimenti in nuovi servizi: una struttura inaugurata e dichiarata consegnata, campi da bocce indicati come già fruibili e, poco distante, un nuovo chiosco-bar che deve evidentemente ancora diventare tale.

Non è una questione di contrapporre il vecchio al nuovo. Né avrebbe senso sostenere che non si debbano realizzare nuovi spazi sociali, educativi o ricreativi nella Riserva. Al contrario, sono esattamente le funzioni che possono contribuire a rendere vivo un grande spazio verde urbano (anche se io sarei dell’idea di esportare questi servizi verso la città e non viceversa, ma questo è un altro discorso).

La questione è un’altra: prima ancora di costruire servizi bisogna sapere come farli funzionare, e quelli che già esistono devono essere mantenuti in condizioni di funzionare. Altrimenti si produce uno strano cortocircuito. Nel comparto 2 un servizio essenziale esiste, viene vandalizzato e la risposta visibile, almeno per ora, è la sua chiusura. Il vandalismo spiega certamente il provvedimento, ma non risolve il problema: semmai apre una questione di ripristino, manutenzione, controllo e prevenzione. Nel comparto 4, invece, si investe, si costruisce, si inaugura e si dichiara fruibile, ma a poche settimane di distanza è difficile cogliere i segni di quella fruizione. Forse manca semplicemente un pezzo del racconto. Sarebbe allora utile sapere quando la casetta entrerà nella sua normale attività, come saranno gestiti gli spazi, quando il chiosco-bar potrà effettivamente aprire. Così come sarebbe utile sapere se e quando torneranno disponibili i servizi igienici del comparto 2. Perché una riserva, proprio e soprattutto perché urbana, non vive di buoni auspici e neppure dei soli investimenti. Vive della manutenzione quotidiana, della gestione continua e della capacità di mantenere effettivamente disponibili i servizi pensati per chi la frequenta. E visto che nel comparto 4 ero tornato con le mie nipotine, resta un altro piccolo capitolo da aprire: quello dei giochi. Ne parleremo nella prossima nota.”

 

 


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