Politica

Mancano facce credibili per il Sì al referendum? Ecco l’influencer virtuale

Ora è ufficiale: la campagna del Sì è in grossa difficoltà. “C’è grossa crisi”, come direbbe un buon Corrado Guzzanti d’annata.

I numeri social sono impietosi. Il fronte del No al referendum sulla giustizia ha schierato i cannoni. Il fronte del Sì? Schiera un avatar che produce video con l’intelligenza artificiale. Di questo passo vinceranno il voto dei robot.

Fronte del No: guardiamo i nomi. Alessandro Barbero riempie i teatri, domina i podcast, piace ai giovani. C’è Luciano Canfora. C’è Pif, che racconta l’Italia meglio di tanti politici. C’è Carlo Lucarelli. C’è Marco Travaglio. C’è Nicola Gratteri. Non sono influencer: sono figure solide e riconosciute nel proprio campo. Hanno autorevolezza, la gente si fida, parlano a pubblici diversi. Arrivano anche a chi di politica non si occupa ogni giorno.

E il Sì? Con chi risponde? Barbera? Sallusti? Calenda? La vera “novità” è che hanno ingaggiato un influencer virtuale da 17mila follower su Facebook: Cittadino Zero, un modellino 3D. Sembra una dichiarazione di resa. Non hai facce credibili da mettere in campo? Te ne inventi una finta. Eravamo abituati alle modelle virtuali su Instagram; ora ci mancavano anche gli attivisti virtuali.

I numeri non mentono. Il profilo ufficiale del Comitato del Sì ha più o meno 20mila follower: pochi. Certo, le pagine di Fratelli d’Italia e dei partiti di governo rilanciano e pompano. Ma è sostegno di apparato, non mobilitazione dal basso. E non è un caso: il comitato “Sì riforma”, il più aderente a Fratelli d’Italia, ha una struttura tutta interna al perimetro politico-mediatico della destra. Il presidente è il giurista Nicolò Zanon, ex vicepresidente della Consulta ed ex Csm, presenza costante tra giornali, tv e convegni: la voce istituzionale, con il bollino della tecnica. Il portavoce è Alessandro Sallusti, più che portavoce stratega mediatico, “produttore di voce”, fresco del sequel editoriale con l’ex pm Luca Palamara. È un mondo che parla soprattutto a chi è già convinto.

Il confronto con il Sì di Matteo Renzi nel 2016 è impietoso (anche se poi perse). Allora c’erano comitati ovunque, ogni Comune aveva una pagina Facebook, ogni associazione si era attrezzata. Una rete viva, capillare. Oggi non la vedo. Certo, non è uno di quegli argomenti che scaldano il cuore. Ma resta l’immagine: Barbero contro un avatar. Carne, sangue e libri contro i pixel. Come fai a chiedere fiducia agli italiani con un pupazzo digitale? Cittadino Zero potrà anche essere ben fatto, ma è buono per i voti dei robot, non per i cittadini al mercato. Ho provato a sentire David Puente (di Open) per sapere se Meta ha delle policy particolari per i fact checking dei personaggi generati con IA ma al momento non ho ancora ricevuto risposta.

Così al Sì non resta che aspettare Giorgia Meloni. La “Maga Giorgia” dovrà scendere in campo negli ultimi quindici giorni e provare a ribaltare l’esito di un voto che, dal mio modesto osservatorio, oggi appare segnato: No.


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