Economia

Mamme equilibriste: 1 su 4 lascia il lavoro dopo il primo figlio. Arriva il modello family friendly


Le chiamano “equilibriste”, ma dietro questa definizione c’è la quotidianità di migliaia di donne che, dopo la nascita di un figlio, si trovano a dover tenere insieme lavoro, famiglia e responsabilità di cura. Un equilibrio spesso instabile, che in Italia continua ad avere un costo alto sul piano professionale ed economico. Nel settore privato, una donna su quattro sotto i 35 anni lascia il lavoro dopo il primo figlio. Tra le madri con figli piccoli, lavora appena il 58%. E la maternità resta associata a una penalizzazione salariale che può arrivare fino al 30%. A fotografare questo scenario è l’undicesimo Rapporto ‘Le Equilibriste. La maternità in Italia’ elaborato dal Polo Ricerche di Save the Children, che evidenzia come precarietà e fragilità del mercato del lavoro rendano ancora oggi complessa la scelta di avere figli.

Dentro questo quadro si inserisce una nuova misura che punta a intervenire direttamente sulle organizzazioni del lavoro, spostando il focus dalle singole lavoratrici ai modelli aziendali. Si tratta della UNI/PdR 192, la prima prassi di riferimento dedicata ai sistemi di gestione per la conciliazione tra vita familiare e vita professionale. Il progetto è promosso dal Dipartimento per le politiche della famiglia e dal Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, ed è sviluppato da UNI – Ente Italiano di Normazione. L’obiettivo è fornire alle imprese e alle organizzazioni uno strumento strutturato per adottare politiche realmente “family friendly”, capaci di sostenere la genitorialità, la parità di genere e il benessere delle persone nei luoghi di lavoro. Il modello proposto non si limita a indicazioni generiche, ma introduce una struttura organizzativa basata su politiche formalizzate di conciliazione vita-lavoro, piani strategici con obiettivi misurabili, azioni concrete a sostegno di dipendenti e caregiver, sistemi di monitoraggio attraverso indicatori di performance e un approccio di miglioramento continuo.

Tra gli ambiti di intervento rientrano la continuità di carriera dopo la maternità e la paternità, le politiche di flessibilità negli orari e nei luoghi di lavoro, le misure di sostegno alla salute e al benessere, e i servizi o contributi economici destinati alla cura dei figli e delle persone fragili. La prassi prevede inoltre un sistema di certificazione di terza parte che consente di misurare il livello di maturità delle organizzazioni su diversi indicatori: organizzazione del lavoro e flessibilità, supporto alla genitorialità e ai caregiver, salute e benessere, sviluppo professionale e continuità di carriera, fino ai servizi dedicati alle famiglie. Una certificazione che diventa attestazione formale dell’impegno dell’organizzazione sul fronte della conciliazione tra vita privata e lavoro.

Accanto alla prassi si inserisce anche un incentivo economico previsto dal recente “decreto lavoro”: le aziende in possesso della certificazione possono accedere a uno sgravio contributivo fino all’1% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con un tetto massimo di 50mila euro annui per impresa. Le risorse previste sono pari a 7 milioni di euro per il 2026 e 12 milioni di euro annui per il 2027 e il 2028. A queste si aggiungono 14 milioni di euro destinati ad accompagnare le imprese nel percorso di certificazione, attraverso un avviso pubblico del Ministero per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità in collaborazione con Unioncamere. “La prassi UNI/PdR 192 – afferma Marco Spinetto, Presidente di UNI – si inserisce in un più ampio processo di crescente presidio della normazione sui temi sociali. L’attenzione alle persone e all’equilibrio tra le diverse componenti della vita di lavoratrici e lavoratori non rappresenta soltanto una misura di welfare, ma una leva strategica per la sostenibilità, l’inclusione e la competitività del sistema socioeconomico nazionale”.


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