“Mamma sono ferita, servono 20mila euro”, ma la truffa viene sventata dalla vera figlia sul portone di casa

Genova. Una telefonata affannata, la voce rotta e disturbata al telefono, e poi la richiesta di aiuto. Disperata. Da lì la corsa a prendere tutto quello che si poteva racimolare in casa per consegnarlo alla persona che sarebbe arrivata in pochi minuti direttamente sotto casa. Questa la terribile e incalzante sequenza di ordini sputati freddamente dalla cornetta del telefono, del tentativo di truffa subito da una anziana genovese che, nel credere di poter aiutare l’amata figlia in difficoltà, si era presentata all’appuntamento con un sacchetto pieno dei gioielli e gli ori di una vita intera.
L’episodio è successo qualche giorno fa, in una via di Albaro. Sono da poco passate le 11 di mattina, quando in casa della signora Maria (nome di fantasia), squilla il telefono fisso. Dall’altra parte della cornetta, una voce ansimante e rotta dal pianto, che chiede aiuto: “Mamma sono io, tua figlia, mi sono ferita gravemente alla gola in un incidente, ho fatto male ad altre persone, servono subito 20mila euro. Il telefono mi è caduto in acqua e non posso essere richiamata. Fai presto”. Maria si allarma, sua figlia sta male, pensa ai nipoti, al dramma di una vita in pericolo e immediatamente si attiva per recuperare tutto quello che può.
La truffa è ben studiata. Nei minuti successivi, il telefono squilla ancora, è un finto assistente del notaio incaricato a recupera il contante. Tiene occupata la linea, mentre con l’anziana, in un turbinio di apprensione e urgenza, si fa fare al telefono una rendicontazione di quello che ha in casa, tra contanti e ori. “Prenda tutto, entro le 13 dobbiamo ritirare i soldi prima che sia tardi. Metta tutto in un sacchetto e aspetti che arrivi una nostra collega a prenderli”. Maria, stordita dagli eventi, non potendo chiamare la figlia, esegui gli ordini, in preda alla disperazione. In pochi minuti raccoglie tutto quello che può e scende in strada, con un sacchetto pieno di averi in mano.
Il dramma della truffa sembrava compiersi inesorabile, poi l’imprevisto. Salvifico. La vera figlia, mentre si sta recando a prendere i nipotini casualmente per una deviazione imprevista, passa davanti a casa di sua madre e vede Maria, vestita da casa, sul portone del palazzo, agitata e disperata, con un pesante sacchetto in mano. Francesca (nome di fantasia) capisce la situazione e rincuora l’anziana madre, riportandola in casa. In quel momento, uno scooter guidato da una donna, parcheggiato a pochi metri, prende velocemente la fuga prima di essere identificato.
La donna, sollevata dalla vista della figlia in ottima salute, capisce la trama dei malviventi e piange di disperazione per essere cascata in una trappola, accecata dalla paura di avere tra le mani il destino della propria figlia finita nei guai. Nei minuti successivi, il conforto della figlia, e alcune telefonate “mute” ricevute a casa. Poi la denuncia in commissariato, per una avventura finita bene, ma che ha lasciato strascichi emotivi e la paura di essere “nel mirino”.
Nei giorni successivi la figlia, ancora scossa dalla facilità con cui i truffatori hanno agito, contatta la redazione di Genova24, raccontando l’accaduto, sperando che la condivisione di questo tentativo quasi riuscito possa servire ad altre persone per tenersi pronti. In questi giorni, proprio sulle truffe, i carabinieri hanno terminato diversi incontri divulgativi all’interno dei municipi della città: “I truffatori giocano sulla paura delle persone anziane e una volta agganciate cercano immediatamente di isolarle, tenendo occupati i telefoni – spiegano – La prima cosa da fare è quella di non rispondere a numeri sconosciuti o occultati, poi contattare amici e parenti fidati, che possano aiutare a gestire la situazione, soprattutto dal punto di vista emotivo, e soprattutto rompere l’isolamento in cui i malviventi cercando di gettare la vittima. E poi ricordarsi che nessun agente, nessun notaio, nessun rappresentante dello Stato verrebbe a casa di qualcuno a prendere soldi o gioielli”. Una storia finita bene, dunque, ma che deve essere condivisa per evitare che queste persone senza scrupoli facciano nuove vittime.




