Maltempo, Regione Puglia chiede lo stato d’emergenza
“Abbiamo avviato le procedure per la richiesta dello stato di emergenza perché quello che è accaduto nell’ultima settimana ha purtroppo le caratteristiche di quello che possiamo definire un evento climatico estremo che purtroppo ha determinato danni e disagi in molti territori della Puglia”. Lo dichiara il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro. La Giunta regionale pugliese ha infatti deliberato la richiesta alla Presidenza del Consiglio dei Ministri del riconoscimento dello stato di emergenza di rilievo nazionale e di finanziamenti straordinari per fronteggiare i danni provocati dai detti eventi.
“Quanto accaduto – dice Decaro – ci costringe a fare un’attenta riflessione su come mettere in sicurezza il nostro territorio per renderlo resiliente ai cambiamenti climatici. Siamo passati da mesi di siccità a intense precipitazioni che hanno segnato la caduta di una quantità straordinaria di pioggia a cui noi non siamo ancora preparati. In questi giorni abbiamo gestito l’emergenza grazie alla grande professionalità dei soccorritori, della Protezione civile e di tutte le persone che a vario titolo sono coinvolte nelle operazioni, ma crediamo sia il momento di avviare seriamente un grande piano di messa in sicurezza per il nostro territorio. Già nelle prossime ore il Genio civile sarà a lavoro nei territori più colpiti della Capitanata e del Subappennino Dauno dove sarà ripristinata la viabilità per i Comuni rimasti isolati”.
La richiesta alla Presidenza del Consiglio dei Ministri del riconoscimento dello stato di emergenza è stata decisa a seguito degli eccezionali ed intensi eventi meteorologici che si sono verificati sull’intero territorio regionale a partire dal 31 marzo al 3 aprile 2026. In una nota, la Regione ricorda che gli intensi rovesci, il perdurare delle precipitazioni e i venti di burrasca hanno causato crolli di strutture, abbattimento di alberature, diffusi allagamenti in ambito urbano ed extraurbano, esondazioni di corsi d’acqua e canali, rottura di argini, fenomeni di dissesto idrogeologico, smottamenti e frane, con conseguente collasso di sedi stradali e isolamento di alcuni centri abitati”.
Le piene dei corsi d’acqua, inoltre, hanno determinato anche importanti volumi di afflusso agli invasi (Occhito, San Giuliano, Capaccio) che hanno raggiunto la quota di sfioro, con deflussi a valle oltre che l’attivazione delle fasi di preallerta e allerta per rischio idraulico a valle delle dighe, disciplinato dai Piani emergenza dighe con relativi schemi di laminazione. “Tutto questo – si legge – ha comportato ingenti danni al tessuto economico-produttivo e al comparto agricolo, al patrimonio edilizio pubblico e privato, a beni mobili, manufatti e autoveicoli, causando inoltre interruzioni della viabilità stradale e ferroviaria e disservizi alle linee elettriche”.
Contestualmente alla richiesta dello stato di emergenza di rilievo nazionale e dei relativi finanziamenti straordinari, gli uffici regionali competenti completeranno la ricognizione delle effettive esigenze economiche, sia in ordine ai danni riferibili a beni pubblici e privati, che alle spese sopportate per gli interventi di prima emergenza per il ripristino delle condizioni minime di sicurezza. Al fine di attivare le procedure per il riconoscimento anche dello stato di calamità naturale, sono state avviate le valutazioni dei danni nel settore agricolo e zootecnico.


