Maltempo in Calabria, intervista a Tajani: «Governo assente? Polemica smentita dai fatti»
Il vicepremier Tajani arriva in Calabria per presentare misure a sostegno delle imprese dei territori colpiti dal maltempo. Con noi parla anche di politica e della competizione (sfumata) con Occhiuto per la guida del partito: «Forza Italia vuole allargarsi, grato a Roberto per il suo contributo»
IL ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani sarà oggi (2 febbraio 2026) in Calabria per incontrare il mondo produttivo regionale e presentare – con i vertici di Ice, Simest, Sace e Cassa Depositi e Prestiti – le misure a sostegno delle imprese dei territori colpiti dal ciclone Harry. Lo abbiamo sentito alla vigilia della visita per fare il punto sull’emergenza maltempo, sul futuro di Forza Italia, partito di cui è leader, e sui tanti fronti aperti per la Farnesina.
«Una polemica smentita da quello che tutto il Governo sta già facendo e farà; smentita oggi anche dalla mia presenza in Calabria, in Sicilia e in Sardegna, così come dal lavoro innanzitutto del presidente del Consiglio Giorgia Meloni e di tutto il Governo. Sono in Calabria perché dobbiamo prepararci a fare quello che andrà fatto per lunghi mesi: quando i disastri naturali scompaiono dalle prime pagine, quello è il momento della ricostruzione».
È stato deliberato lo stato di emergenza per le regioni colpite con uno stanziamento di 100 milioni, diviso in tre. Abbastanza esiguo – come è stato notato subito – rispetto alle stime, pur sommarie, dei danni. Non era possibile stanziare di più?
«È uno stanziamento iniziale di emergenza. Verrà certamente stanziato di più. Come abbiamo spiegato molte volte i 100 milioni sono soltanto per gli interventi che le varie amministrazioni dello Stato devono realizzare con procedure accelerate. Quando sarà possibile avere una stima definitiva dei danni e degli interventi necessari potremo quantificare la cifra necessaria».
Quali sono le azioni che il ministero degli Esteri può mettere in campo per fronteggiare l’emergenza e che presenterà agli imprenditori delle tre regioni colpite?
«Il ministero degli Esteri è anche il ministero del “Commercio estero”, quello che lavora per favorire l’export con agenzie come Ice, Sace, Simest e con la Cdp. La prima cosa che possiamo fare è aiutare le aziende eventualmente danneggiate a ripartire, portando all’estero l’eccellenza dei loro prodotti, e in generale promuovendo la bellezza e le opportunità di una terra meravigliosa come la Calabria, così da attrarre turismo e investimenti. Alla Farnesina ho appena avviato una riforma dell’organizzazione del Ministero che mette al centro proprio il sostegno all’impresa italiana nei mercati internazionali.
Le imprese calabresi potranno contare, di fronte all’emergenza, di una corsia preferenziale in tutto questo. Apparentemente queste potranno sembrare interventi non strategici di fronte alla catastrofe che ha colpito molte famiglie del Sud. Ma invece non bisogna rimanere indietro dal punto di vista economico, dobbiamo permettere che le industrie e le aziende continuino a produrre ed esportare per fare rimanere Calabria, Sicilia e Sardegna campioni di un nuovo Sud che sta iniziando ad esportare più velocemente che mai nella nostra storia».
Qualcuno leggerà la visita anche come un segnale di distensione nei rapporti con il presidente Occhiuto, che per qualche settimana è stato suo sfidante in pectore al congresso. Lei disse “magari, mi esaltano le sfide”. Le spiace ora che non si candidi?
«Oggi siamo in Calabria per parlare di problemi concreti dei cittadini, non certo di questioni interne a Forza Italia. Ma voglio rispondere: la sfida continua, ma la combatteremo insieme. Una battaglia per rilanciare sempre più Forza Italia. Il nostro è un movimento libero e democratico nel quale ciascuno ha tutto il diritto di mettersi in gioco e se lo ritiene opportuno, di contarsi nei congressi. Da quando Silvio Berlusconi ci ha lasciato, nessuno in Forza Italia è al di sopra della competizione, tanto meno il suo segretario. Anzi, da liberale le dico che la concorrenza aiuta a crescere.
Premesso questo, il fatto che Roberto abbia precisato di non volersi candidare è una sua scelta che rispetto. Significa che il suo intento è soltanto quello di dare un contributo utile e costruttivo di idee alla vita di Forza Italia. Fa parte del suo ruolo, come mio vicesegretario. E noi saremo obbligati a pensare insieme innanzitutto al destino della nostra comunità».
C’è bisogno di più liberalismo in Forza Italia? È una strada per aprire il partito?
«Noi lavoriamo ogni giorno per rafforzare il profilo liberale e liberista di Forza Italia. È quello che ha voluto il presidente Berlusconi e che noi ci sforziamo di tradurre in atto con coraggio. Il nostro è un partito aperto ad ogni contributo, stiamo lavorando per allargarlo, e ogni suggerimento, impulso, contributo concreto in questa direzione è molto utile. Se Roberto ci darà una mano in questo, non potrò che essergli grato».
Come vede il futuro di Forza Italia? Un partito più centrista, più vicino alle sensibilità della famiglia Berlusconi, con una maggiore attenzione, ad esempio, al tema dei diritti civili? Un partito più vicino a Calenda che a Salvini e Vannacci? Mi sono chiesta in questi giorni se il tentativo del deputato Furgiuele, vannacciano, di portare Casapound a Montecitorio non abbia messo in imbarazzo una parte della coalizione.
«Ovviamente Forza Italia è un grande partito saldamente ancorato al centro, orgoglioso di rappresentare in Italia il Ppe, come lo ha voluto Berlusconi e oggi in piena sintonia con la sua famiglia. La prego di osservare una cosa: l’Italia è stata fino ad oggi l’unico Paese europeo nel quale non hanno avuto successo forze politiche di estrema destra. Partiti come AFD in Germania, i Lepenisti in Francia, Farage nel Regno Unito da noi non ci sono. Si è mai chiesta perché?
Per l’intuizione di Silvio Berlusconi che trent’anni fa seppe creare un centro-destra plurale, nel quale le esigenze e le sensibilità di destra avessero piena cittadinanza, ma che fosse saldamente ancorato ad un percorso democratico, europeo, occidentale. Un centro-destra di Governo che in Italia, a differenza di tutti i maggiori Paesi europei, assicura stabilità al Paese. Altrove, la crescita di destre estreme, xenofobe e non coalizzabili, favorisce la sinistra o l’instabilità.
Noi continuiamo con la felice eccezione italiana. È ovvio che le posizioni del generale Vannacci sono lontanissime dalle mie, ma il suo ruolo è nella Lega e noi non entriamo nelle dinamiche interne dei partiti alleati, con i quali pur nella diversità abbiamo sempre saputo trovare una sintesi soddisfacente per tutti. Per quanto riguarda l’iniziativa dell’onorevole Furgiuele, devo dire che mi è sembrata davvero una pessima idea quella di portare Casa Pound alla Camera, ma non ho apprezzato neppure il fatto che sia stato fisicamente impedito lo svolgimento della conferenza stampa. Esistono delle regole, anche in Parlamento, che valgono per tutti. Poi il giudizio politico è un’altra cosa».
Per la Farnesina è un periodo cruciale. Ai fronti aperti – Ucraina, il Medio Oriente – si sono aggiunti a breve distanza Venezuela, Groenlandia, Iran, anche Crans-Montana. Ritirare un ambasciatore italiano in Svizzera credo fosse impensabile. E tutto questo in un clima anche di tensioni tra alleati, europei e Nato. Ricorda stagioni così? La Farnesina regge l’urto di queste emergenze che si sommano?
«Il nostro servizio diplomatico e l’intera struttura del ministero degli Esteri hanno messo in campo in questa stagione complessa una straordinaria professionalità, senso del dovere, responsabilità che hanno consentito all’Italia di mantenere un ruolo importante nelle situazioni più complesse. La nostra capacità di tenere aperti canali di dialogo con tutti, pur nella chiarezza delle posizioni, è servita in molti teatri di crisi a svolgere un’opera importante sia per la tutela dei nostri connazionali, in particolare di quelli arrestati per motivi politici e che siamo riusciti a far liberare, sia per interventi umanitari a favore dei più deboli.
Voglio solo aggiungere una considerazione: lo scenario internazionale è molto complesso, e non voglio chiudere gli occhi sulle tensioni che attraversano anche il mondo libero. Ma l’Europa e l’Alleanza Atlantica rimangono per noi i due pilastri fondamentali della politica estera, non in competizione fra loro ma complementari l’un l’altro. I motivi di discussione passano, i valori e gli interessi comuni rimangono. In ogni caso, per noi è prioritario lavorare per ricucire con i nostri alleati, non certo per approfondire le polemiche».
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