Malattie infiammatorie intestinali: 400 mln i costi per il Ssn, giovane un paziente su tre
La prevenzione, la diagnosi e la cura di diverse patologie si stanno sempre più muovendo nella direzione della “Target Medicine”, un modello che supera gli interventi standardizzati sulla popolazione per orientarsi verso diagnosi e terapie personalizzate, costruite sulle caratteristiche biologiche e cliniche di ciascun paziente.
Un cambio di paradigma che riguarda in modo particolare patologie complesse come le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI) che pongono ancora numerosi interrogativi clinici. Negli ultimi anni queste patologie hanno mostrato una crescita significativa sia in termini di nuove diagnosi sia di prevalenza: negli ultimi dieci anni il numero di pazienti è aumentato in modo rilevante e le stime indicano che nel prossimo decennio la prevalenza potrebbe crescere di un ulteriore 30-40%.
L’impatto delle MICI non è soltanto sanitario
“In Italia – spiega Giorgio Ghignoni, co-coordinatore Gruppo di lavoro Prevenzione di Assobiotec – Federchimica – il costo diretto per il sistema sanitario supera i 400 milioni di euro l’anno, a cui si aggiungono i costi indiretti legati alla perdita di produttività e all’assistenza. Ad essere colpite sono spesso persone giovani, con conseguenze rilevanti sulla vita lavorativa e sociale: fino al 30% dei pazienti sviluppa disturbi d’ansia o depressione e molti caregiver sono costretti a ridurre o interrompere l’attività lavorativa. Uno studio del Centro EEHTA del Ceis ha stimato inoltre un costo di circa 21 milioni di euro annui per il sistema previdenziale. A livello individuale, i costi di trattamento possono arrivare fino a 20mila euro l’anno per paziente, ai quali si aggiungono quelli legati alle ospedalizzazioni, considerando che dal 20 al 40% dei malati viene ricoverato almeno una volta all’anno”.
Accanto alla dimensione economica emerge poi un tema strutturale del sistema sanitario italiano: le disuguaglianze territoriali. “In alcune aree del Paese – continua Ghignoni – l’accesso ai centri specializzati e alle terapie innovative risulta più complesso, con il rischio di ampliare il divario nella qualità dell’assistenza”.
È dunque evidente che le MICI rappresentano non solo una questione clinica, ma anche una sfida per la sostenibilità del Servizio sanitario cazionale. Per affrontarla servono scelte di politica sanitaria chiare e una visione di sistema.
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