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Malagò scioglie la riserva: si candiderà a presidente della Figc – Calcio


Si è preso tutto il tempo che poteva, o quasi. Ma la decisione era presa da tempo. Giovanni Malagò comunicherà mercoledì mattina la decisione di correre per la presidenza della Federcalcio, sciogliendo la riserva dopo l’investitura della Lega Serie A a metà aprile.

Malagò scioglie la riserva: si candiderà alla Figc

In questo mese, Malagò ha lavorato alla candidatura con pazienza: un programma asciutto, di una decina di pagine, per mettere nero su bianco solo idee realizzabili da qui alla fine del mandato, che scadrà in ogni caso tra due anni e mezzo, per il rinnovo quadriennale delle cariche. Ha parlato con le componenti, incassando l’appoggio di calciatori e allenatori: un sostegno che di fatto fa pendere dalla sua parte una percentuale considerevole delle preferenze. All’elenco dei sostenitori si è aggiunta anche la serie B: “Convergiamo su di lui”. Nei fatti, ha l’elezione in pugno, al punto che lavora già alla squadra: ha contattato Maldini (e non solo lui) per valutarne la disponibilità a guidare il Club Italia, la struttura a cui fanno riferimento tutte le nazionali azzurre, dalla maggiore alle under. E poi insieme sceglieranno un ct, con nomi già segnati in rosso.

Gli ostacoli sulla sua corsa

Sulla strada di Malagò però non mancano le insidie. Ultima, la norma contro il pantouflage, sventolata soprattutto dai suoi rivali come ostacolo insormontabile alla sua elezione. È una legge del 2013 che prevede il divieto per tre anni ai dipendenti pubblici che abbiano esercitato poteri di autorità o negoziali di instaurare rapporti di lavoro presso soggetti privati su cui esercitavano il controllo. E Malagò fino a un anno fa è stato presidente di un ente pubblico, il Coni, a cui la Federcalcio è subordinata. Di questa norma si parlò a ridosso delle dimissioni di Gravina, da alcuni giorni è tornata nell’agenda pubblica. Malagò e la sua squadra, di contro, sono convinti che non sia un problema: la norma infatti vieta il conferimento di incarichi, non l’elezione. Insomma, per lui non è un ostacolo. Ma, in caso di elezione, potrebbe diventare la scusa con cui impugnarla.


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