Magliana, l’accampamento abusivo sotto il viadotto blocca i lavori sul Tevere: l’appello della Regione
È diventato un braccio di ferro istituzionale quello che si consuma sulle sponde del Tevere, all’altezza di via Asciano, sotto il viadotto della Magliana. Da un lato la Regione Lazio, che deve intervenire sulle idrovore per prevenire ogni rischio.
Dall’altro un insediamento abusivo fatto di baracche, discariche e occupazioni illegali che impedisce l’accesso ai cantieri. Nel mezzo, l’attesa di un intervento del Campidoglio che non arriva. E il tempo stringe.
La Pisana, guidata da Francesco Rocca, ha lanciato un ultimatum: senza lo sgombero immediato dell’area, i lavori di messa in sicurezza rischiano di essere del tutto inefficaci.
Un caso che intreccia degrado sociale, emergenza ambientale e sicurezza idraulica, trasformando una ferita aperta della periferia romana in un problema di portata metropolitana.
La spirale degli incendi
Via Asciano è ormai un nome ricorrente nelle cronache di emergenza. L’area verde ai piedi del viadotto della Magliana è stata teatro, negli ultimi anni, di una sequenza impressionante di roghi che hanno messo in allarme residenti e istituzioni.
Il culmine si è raggiunto nel giugno 2024, quando un vasto incendio ha avvolto l’insediamento abusivo sprigionando livelli allarmanti di diossina. Le fiamme, alimentate dai rifiuti accumulati tra le baracche, hanno costretto il sindaco Roberto Gualtieri a firmare un’ordinanza d’urgenza per tutelare la salute pubblica.
Ma non è stato un episodio isolato: nell’estate del 2025 un nuovo rogo ha nuovamente devastato la zona, confermando l’area come una vera e propria bomba ecologica a orologeria.
Nonostante i sequestri disposti dall’Autorità Giudiziaria e le transenne posizionate per delimitare il perimetro, la situazione non è mai stata sanata.
Gli ultimi sopralluoghi condotti dai tecnici della Regione Lazio hanno certificato la presenza di 1.500 metri quadrati di discariche abusive, baracche di lamiera, roulotte abbandonate e persino animali da pascolo tra i rifiuti. Un quadro di degrado che si perpetua nonostante i divieti.
L’allarme idraulico: cantieri fermi
Ma ora il problema ha assunto una dimensione diversa, più urgente. La Regione Lazio deve procedere alla messa in sicurezza delle idrovore. Eppure, l’accesso alle infrastrutture è impedito proprio dalla presenza dell’insediamento abusivo.
“Alla Regione Lazio spetta la gestione della funzione idraulica del Tevere”, ha dichiarato l’assessore al demanio e alla tutela del territorio Fabrizio Ghera. “La presenza di accampamenti abusivi e di rifiuti abbandonati illecitamente evidenzia una situazione di degrado e incuria sulla quale ci auguriamo che il Comune e gli enti preposti possano intervenire per ripristinare sicurezza e legalità”.
Per consentire l’avvio dei lavori, il sito è stato recentemente dissequestrato dall’Autorità Giudiziaria. Una mossa necessaria ma non sufficiente: senza la rimozione fisica delle baracche e delle discariche, i tecnici regionali non possono operare.
Lo scontro tra Pisana e Campidoglio
Dalla Regione Lazio arriva ora un messaggio netto, che suona come un vero e proprio ultimatum al Comune di Roma. “L’intervento che sarà posto in essere dalla Regione tra breve, in assenza di un coordinamento con gli enti preposti, non potrà essere in alcun modo risolutivo della situazione di degrado della zona sottostante il viadotto della Magliana“, si legge nella nota ufficiale dell’ente guidato da Francesco Rocca.
In altre parole: la Regione può intervenire sulle idrovore, ma senza uno sgombero preventivo dell’area e senza la rimozione dei rifiuti, anche gli investimenti più consistenti rischiano di risultare vani.
La competenza sulla gestione idraulica è regionale, ma quella sul ripristino della legalità sul suolo cittadino – con sgomberi, bonifica e controllo del territorio – spetta a Roma Capitale.
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